di Valentina Dirindin 23 Dicembre 2020
pollo fritto ph. Pixabay

Dopo il riconoscimento del Cous Cous, un nuovo patrimonio mondiale dell’Unesco si aggiunge alla lista gastronomica: è lo street food di Singapore. La cosmopolita “cultura del venditore ambulante” della città-stato è stata infatti aggiunta alla lista dei patrimoni immateriali, che ormai comprende – bisogna dirlo – un po’ di tutto, non senza polemiche che arrivano qua e là di tanto in tanto.

La cultura dello street food si riferisce alla comunità di venditori che cucinano e vendono pasti nei 114 centri sparsi per Singapore, dove persone di ogni ceto sociale si mescolano e mangiano piatti economici e appena cucinati dalla mattina alla sera. I tradizionali venditori ambulanti vendono molti piatti diversi, dall’anatra arrosto ai panini di maiale al vapore, dallo zampone di maiale e al “Fish head curry”, piatto tipico della cucina locale.

Il riconoscimento si aggiunge al crescente rispetto che il cibo dei venditori ambulanti ha guadagnato a livello internazionale. L’anno scorso, dei 58 posti dove mangiare a Singapore che sono entrati nella lista Michelin Bib Gourmand, 33 erano bancarelle di venditori ambulanti.

Alcune delle bancarelle hanno persino guadagnato una stella Michelin (come il celebre Liao Fan Hawker Chan nel Chinatown Complex Market, che per primo l’ha guadagnata nel 2016), il che rende Singapore la patria di alcuni dei cibi stellati Michelin più economici al mondo.

[Fonte: The Guardian | Ph. Pixabay]