Su salsicce e hamburger vegetali interviene (anche) Paul McCartney

Insieme all'ex Beatles, più di una dozzina di aziende specializzate in prodotti a base vegetale scrivono una lettera congiunta ai commissari europei perché "prevalga il buon senso".

Su salsicce e hamburger vegetali interviene (anche) Paul McCartney

Nonostante l’ironia sulla bassa stima che l’Unione Europea dimostra nei confronti dei consumatori, non ritenuti in grado di distinguere il manzo dalle barbabietole e i funghi dal maiale, la lotta per la nomenclatura delle alternative alla carne a base vegetale si fa sempre più accesa.

Se la Commissione Europea dovesse approvare la più recente proposta, i classici burger vegetali e le salsicce veg potrebbero infatti, cambiare nome per sempre, ma un gruppo di oltre una dozzina di aziende alimentari, tra cui colossi come Quorn, Linda McCartney Foods e la catena di supermercati Lidl, ha deciso di farsi sentire.

Etichette chiare e buon senso sono sufficienti

plant based cover

Queste aziende hanno inviato una lettera congiunta ai commissari europei chiedendo di lasciare che prevalga il buon senso: secondo loro, vietare termini come salsiccia o burger per i prodotti non a base di carne causerebbe solo una confusione non necessaria tra i consumatori, senza portare benefici a nessuno. Anche Paul McCartney si è espresso sulla questione, affermando che etichettare le salsicce vegetariane come tali “dovrebbe essere sufficiente perché le persone assennate capiscano cosa stanno mangiando”.

Il dibattito non è nuovo, ma si sta scaldando in vista del voto decisivo del 5 marzo, dove i 27 stati membri dell’UE dovranno decidere se trasformare questa proposta in legge. Paul Garner, di Suma Wholefoods, ha spiegato chiaramente la posizione dei produttori: “Sosteniamo il cibo vegetariano e vegetale dal 1977 e abbiamo visto così tanta innovazione – e l’inevitabile reazione negativa che ne consegue. Il punto è questo: i consumatori sono intelligenti! Non hanno bisogno di etichette che controllino parole come ‘hamburger’ o ‘salsiccia’ per sapere cosa stanno comprando. Elenchi di ingredienti chiari e un po’ di buon senso sono sufficienti. Vietare termini familiari rende solo la vita più difficile agli acquirenti e ai piccoli produttori, senza aiutare nessuno”.

In Texas i consumatori sanno distinguere la carne dai vegetali In Texas i consumatori sanno distinguere la carne dai vegetali

Anche David Flochel, amministratore delegato di Quorn Foods, ritiene che la questione sia stata già superata dai fatti: “è deplorevole che si continui a spendere energia per rivisitare una questione che i consumatori hanno risolto molto tempo fa. In 40 anni, non una sola volta un cliente ci ha detto di aver acquistato un prodotto Quorn credendo che fosse carne. Sebbene sosteniamo pienamente le regole che prevengono affermazioni fuorvianti, siamo preoccupati che queste nuove restrizioni rischino di creare confusione non necessaria e oneri normativi sia per i produttori che per i consumatori.

“Chiediamo alla Commissione Europea -continua Flochel- al Parlamento e al Consiglio di lasciare che prevalga il buon senso e di concentrarsi su politiche che sostengano l’innovazione e accelerino il passaggio verso diete ecosostenibili”.

Davvero un formaggio vegetale può battere gli altri in una competizione internazionale? Davvero un formaggio vegetale può battere gli altri in una competizione internazionale?

L’iniziativa, partita dalla Vegetarian Society, sottolinea come la battaglia sembri più una mossa politica dell’industria della carne che un reale bisogno dei cittadini. Jenny Canham della Vegetarian Society ha aggiunto: “Mentre questo dibattito in corso volge al termine, le aziende sono l’ultimo gruppo a inviare un messaggio chiaro sul fatto che vietare i termini vegetariani familiari è del tutto non necessario. I decisori dell’UE devono riconoscere i rischi globali di perseguire un divieto terminologico per affrontare un problema che semplicemente non esiste. Ciò di cui abbiamo veramente bisogno è un’etichettatura chiara, non inutili barriere linguistiche”.

La proposta originale, che ha già ricevuto un primo via libera dal Parlamento Europeo lo scorso anno, mira a proteggere i nomi tradizionali della carne, ma la resistenza del settore plant-based è più forte che mai. Resta da vedere se l’Europa sceglierà la strada del rigore linguistico o se darà ascolto a chi chiede di mantenere i nomi a cui siamo ormai tutti abituati.