di Manuela 16 Gennaio 2020
Coca Cola

Come prevedibile, a causa della Sugar Tax, Coca Cola potrebbe spostarsi dalla Sicilia in Albania. La catanese Sibeg potrebbe finire con il dover imbottigliare la bevanda zuccherata a Tirana. Quando con la manovra 2020 è saltata fuori anche la Sugar Tax, le grandi aziende come la Coca Cola avevano subito parlato di bloccare i nuovi investimenti in Italia e di ridurre la produzione per far fronte ai costi aggiuntivi. Tuttavia è la prima volta che salta fuori la storia della delocalizzazione.

E’ quanto, però, potrebbe accadere alla Sibeg di Catania: l’azienda, di proprietà della famiglia Busi, da più di 50 anni produce, imbottiglia e distribuisce le bibite targate Coca Cola. Ora i suoi 350 dipendenti sono in fermento. Già prima di Natale i sindacati erano stati convocati in quanto Coca Cola aveva preventivato un aggravio di 20 milioni di euro a causa della Sugar Tax, cosa che avrebbe potuto essere arginata in parte con una richiesta di esuberi del 40%. Che tradotto vuol dire: visto che devo pagare di più a causa di questa nuova tasso, lascio a casa 151 persone.

Ma non è finita qui: oltre agli esuberi Coca Cola ha ventilato l’ipotesi di spostare parte della produzione di Catania in Albania. Tecnicamente la Sibeg ha già da tempo uno stabilimento per l’imbottigliamento della Coca Cola a Tirana, quindi tale ipotesi diventa sempre più concreta. Nei giorni scorsi, sia azienda che sindacati hanno chiesto di parlare con Giuseppe Conte per vedere se ci siano compensazioni in modo da ridurre l’aggravio legato alla tassa come, per esempio, la riduzione dell’IVA dal 22% al 10%.

Nonostante i tentativi, però, la Sibeg ha fatto sapere che ci dovrà essere per forza un riposizionamento dei costi: l’azienda fattura 115 milioni di euro l’anno e con la nuova tassa andrà a perdere 18 milioni di euro (16 per la Sugar Tax e 2 per la Plastic Tax). Attualmente a Tirana la Sibeg ha 330 dipendenti, come a Catania, ma Luca Busi, amministratore delegato, ha sottolineato una differenza abissale: a Tirana l’azienda paga una flat tax del 15%, mentre in Italia la tassazione complessiva delle aziende supera il 60%. Proprio per questo motivo, i due investimenti che erano stati inizialmente previsti per Catania sono stati spostati a Tirana. Quello che accadrà è che, probabilmente, l’impianto di Catania rimarrà attivo, ma di sicuro verrà depotenziato.

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