di Valentina Dirindin 17 Febbraio 2021

Un istituto francese ha annunciato di essere in grado di coltivare il Tuber magnatum Pico, il pregiatissimo tartufo bianco.

L’annuncio parla di una “novità a livello mondiale”, che in effetti – se confermata – potrebbe cambiare le sorti del limitatissimo mercato dell’oro bianco del Piemonte, che cresce spontaneamente ed è oggetto di un vero culto sul territorio. “Dal 2008, dopo nove anni di ricerca congiunta tra INRAE (Institut national de recherche pour l’agriculture, l’alimentation et l’environnement) ​​e i vivai Robin”, si legge nel comunicato di annuncio, “sono state possibili in Francia le prime piantagioni di tartufo finalizzate alla sua coltivazione”.

Il successo, secondo quanto afferma l’istituto nazionale di ricerca francese, arriva dopo diversi tentativi legati alle piantagioni di roverella, la specie di quercia più diffusa in Italia, nonché la pianta tartuficola per eccellenza, alle cui radici sono state legate a micelio, l’apparato vegetativo dei funghi. Negli studi su cinque delle piantagioni francesi seguite dall’Inrae, a distanza di 2-8 anni, sono state rilevate permanenze del micelio, anche in piante messe a dimora in zone con climi diversi.

I risultati, anno dopo anno, si sono rilevati sempre migliori, in particolare in una piantagione della Nuova Aquitania, dove nel 2019 sono stati raccolti tre tartufi e quattro nel 2020. Questi tartufi sono i primi ad essere raccolti in una piantagione al di fuori dell’area geografica naturale di questa specie.

Un primato salutato con grande soddisfazione da Joël Giraud, Segretario di Stato presso il Ministro della coesione territoriale e dei rapporti con gli enti locali, responsabile degli affari rurali, che ha spiegato come questo successo illustri “perfettamente la capacità di innovazione delle aree rurali che il governo sostiene e incoraggia”.

[Fonte: Il Post]