di Manuela 17 Dicembre 2019
Teresa Bellanova

Teresa Bellanova ha chiesto all’UE di rimandare di un anno la legge sulle etichette Made in Italy. In questi giorni la Commissione Europea si sta concentrando sulla questione dell’etichettatura di origine degli alimenti. La normativa in merito dovrebbe entrare in vigore a partire dal primo aprile 2020, ma alcuni paesi dell’Europa, fra cui anche l’Italia, non sono contenti di questa legge e chiedono che venga migliorata.

Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Grecia hanno, infatti, presentato al Consiglio UE un documento nel quale contestano il regolamento 775/2018. Teresa Bellanova, ministro dell’Agricoltura, è intervenuta proprio durante il Consiglio dichiarando che l’Italia è contraria a tale regolamento in quanto le soluzioni scelte non sono soddisfacenti. Proprio per questo motivo la richiesta è quella di far slittare di un anno la sua applicazione effettiva in modo da valutare meglio la questione.

L’iniziativa di questi 5 paesi è stata accolta con entusiasmo anche da Austria, Bulgaria, Cipro, Slovacchia e Slovenia. La Germania è stata più cauta, mentre Belgio e Irlanda sono rimasti più indifferenti in merito alla proposta. Contrari, invece, Danimarca e Repubblica Ceca. E mentre diversi paesi dell’UE chiedono norme nazionali speciali per i singoli prodotti alimentari, Stella Kyriakides, Commissario UE alla salute, frena: non è sostenibile realizzare un tale numero di misure nazionali, serve una soluzione a livello europeo e sul lungo periodo.

Il problema è che ci sono troppi sistemi di etichettatura che creano confusione nei consumatori: gli schemi di etichettatura di origine e nutrizionali sono diversi da paese a paese. Inoltre non tutti forniscono informazioni adeguate su nutrienti e fabbisogni giornalieri.

La stessa Coldiretti ha realizzato una raccolta firme per chiedere all’UE che l’etichetta di origine degli alimenti sia resa meno confusionaria e più coerente. Inoltre, cosa fondamentale, è che tale legge venga estesa a ogni singolo prodotto alimentare, non escludendone nessuno, in modo anche da tutelare il Made in Italy e evitare che prodotti stranier vengano spacciati per italiani.