di Luca Iaccarino 26 Giugno 2017
tiny food

Leggo che una delle mode del momento è il Tiny Food, cioè il cibo miniaturizzato.

E’ nata in Giappone, paese già famoso per il collezionismo di mutandine, e pare –in tema “tendenze” è sempre difficile distinguere realtà e rappresentazione– si stia propagando in giro per il mondo.

Dedicarsi al Tiny Food consiste nel preparare pietanze microscopiche, porzioni da Barbie, tutte super-carine (kawaii si dice nel Sol Levante, indicando l’estetica alla Hello Kitty).

Dunque la torta di fragole con una sola fragola, il minisushi, ciambelle grosse come un centesimo, pizze che stanno su un polpastrello.

Naturalmente non si fa tutto ciò per sfamarsi –ché di micro-tacos ce ne vorrebbero duemila– piuttosto per postare i manicaretti su Instagram e, si dice, per rilassarsi.

Realizzare il Tiny Food sarebbe un po’ come il modellismo, come la manutenzione della moto: una cosa che dà pace, tranquillità interiore.

Personalmente, l’unica volta che ho provato a montare una barchetta di balsa ho spaccato tutto e preso a calci l’arredamento. Dunque ritengo che ci siano modi molto più efficaci per rilassarsi cucinando. E vi farò qualche semplice esempio:

— Sbucciare i piselli sul divano, guardando la Signora in giallo;

— Friggere le melanzane e nel frattempo bersi una bottiglia di vino bianco;

— Pulire le cozze ascoltando Lucio Battisti;

— Preparare una torta mangiandosi metà dell’impasto crudo;

— Seguire il movimento ipnotico del girarrosto;

— Sedersi di fronte alla pasta e fagioli e guardarla sobbollire;

— Spalmare lentamente il burro sul pan carrè;

— Tagliare la frutta per la macedonia bevendo pastis;

— Fare i pancake sorbendo caffè all’americana;

Se dopo tutti questi utili consigli continuate a preferire la torta di fragole con una sola fragola, ve lo meritate, il Tiny Food.