di Valentina Dirindin 1 Maggio 2019
tonno in scatola

Siamo davvero sicuri di aver capito il significato della Giornata Mondiale del Tonno, fissata per il 2 maggio di ogni anno dalla Risoluzione dell’Assemblea Generale dalle Nazioni Unite? L’idea in origine, probabilmente, era quella di salvaguardare una specie ittica molto (troppo) sfruttata, cercando invece di aumentare la consapevolezza del suo valore, promuovendo un consumo più attento. “A causa delle straordinarie qualità del tonno, i pesci sono minacciati da una schiacciante richiesta,” si legge sul sito delle Nazioni Unite nella pagina dedicata alla giornata del tonno. “Due prodotti principali guidano la produzione del tonno, il tonno in scatola e il sashimi e sushi”. Un sovracconsumo e uno sfruttamento degli oceani che ha preoccupato l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), al punto da richiedere necessario indire una giornata mondiale per sottolineare l’importanza di una gestione sostenibile e consapevole delle risorse di tonno.

Che dite, sarà arrivato forte e chiaro il messaggio?
A noi (sigh) sembra davvero di no.

In Italia, per la Giornata Mondiale del Tonno, l’Ancit (Associazione Nazionale Conservieri Ittici e delle Tonnare) rilascia un comunicato spiegando quanto siamo bravi noi Italiani, consumatori seriali di tonno in scatola. Grandi pacche sulle spalle e vigorose strette di mano: l’Italia è il secondo mercato europeo nel comparto del tonno in scatola (solo la Spagna fa meglio di noi), con una produzione del valore di 1,3 miliardi di euro.

Di più. A mandare in visibilio l’Ancit sono le abitudini alimentari degli Italiani (fotografate da Doxa/Ancit): il 94% della popolazione consuma tonno in scatola, e quasi un Italiano su due (il 43%) lo mangia ogni settimana, “perché è versatile, facile e veloce da preparare. Ma anche in virtù dei suoi valori nutrizionali”. Ancora: “tra gli italiani che praticano sport – circa il 50% del campione analizzato – 7 su 10 lo inseriscono nella “Top 5” degli alimenti a cui non saprebbero rinunciare (insieme a carni bianche, legumi, yogurt e bresaola)”.

Una situazione, tra l’altro, che rimane identica a se stessa più o meno dai tempi in cui i tonni erano solo delle uova, a giudicare dai comunicati stampa diffusi dall’Ancit, che riportano gli stessi identici dati su quanto gli Italiani amino il tonno in scatola nel 2018, nel 2016, nel 2015 e via così.

Detto ciò, all’inizio del suo comunicato per la Giornata Internazionale del Tonno, l’Ancit parla anche di “numerosi progetti e certificazioni dell’industria ittica a sostegno della tutela e protezione della biodiversità marina, in linea con gli obiettivi della FAO e dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite” ma poi, anziché specificare quali siano questi progetti, si ferma, troppo concentrata su “uno dei comparti più virtuosi dell’industria alimentare italiana”. Chissà se le Nazioni Unite sarebbero d’accordo sull’accostare l’aggettivo “virtuoso” a un popolo che mangia tonno in scatola almeno una volta alla settimana.