di Luca Iaccarino 5 Giugno 2018
caffè espresso italiano

A Torino è scoppiata la pace dell’espresso. Cioè: questo fine settimana, per la prima volta nella storia, tre grandi torrefazioni piemontesi organizzano Turin Coffee, il Salone Internazionale del Caffè.

La triade è composta dal colosso dei colossi, Lavazza, e da altre due aziende di grandi volumi e qualità, Caffè Vergnano e Costadoro.

Da sabato a lunedì –proprio nei giorni in cui in città si tengono le finali europee del Bocuse d’Or– piazza Carlo Alberto si riempirà di stand, di incontri e dibattiti. Se vi piace l’espresso, sarà il posto dove stare: si parlerà di colazione, di pasticceria, di gelati, di decorazione del cappuccino, persino di mixology.

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E non mancheranno i grandi nomi: i cuochi Matteo Baronetto, Marcello Trentini, Andrea Larossa, i gelatieri Alberto Marchetti e Marco Serra, la profumiera Diletta Tonatto, Enrica Baricco dell’associazione CasaOz e ci saranno pure i giornalisti Clara e Gigi Padovani che se si parla di tiramisù non possono mancare.

Saranno soddisfatti soprattutto i tecnici del caffè: otto (otto!) gli incontri che vedranno uno accanto all’altro Fabio Sipione/Marco Melis per Lavazza, Fabio Verona per Costadoro, Damian Burges per Vergnano. Trovate tutto il programma qui: www.turincoffee.it

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Io, di pirsona pirsonalmente, sono molto felice che le torrefazioni facciamo sistema: trovo incredibile che in tanti bar d’Italia, la patria dell’espresso, si beva un caffè a malapena decente.

Come mi disse Marcello Arcangeli, a capo del Training Center Lavazza, “la materia prima conta per il 25/30%, il resto dipende dall’arte della preparazione.”

Diamine: siamo in Italia. In ogni singolo bar il caffè dovrebbe essere squisito.

Ed è ancor più vero a Torino, dove l’espresso è nato (qui lo brevettò Angelo Moriondo nel 1884: potete verificarlo nel nuovo museo Lavazza).

Forza, torrefattori, che c’è tanto da fare.