Torino: ristorante chiede il permesso per un dehors, la banca di fronte lo nega

Sembrerebbe facile, in questi tempi di ristorazione (solo) all’aperto, avere il permesso per un dehors, ma così non è se la banca che “abita” di fronte al ristorante si mette di traverso e lo nega. Succede a Torino, nell’arcinoto Ristorante Consorzio, meta gourmet pioniera dell’idea della trattoria moderna. Piatti della tradizione, fatti straordinariamente bene, in […]

consorzio torino banca

Sembrerebbe facile, in questi tempi di ristorazione (solo) all’aperto, avere il permesso per un dehors, ma così non è se la banca che “abita” di fronte al ristorante si mette di traverso e lo nega. Succede a Torino, nell’arcinoto Ristorante Consorzio, meta gourmet pioniera dell’idea della trattoria moderna.

Piatti della tradizione, fatti straordinariamente bene, in un’idea al tempo nuova di ristorazione, via di mezzo tra il fine dinning e la piola d’una volta. Consorzio si è guadagnato grande fama a Torino e non solo ma, evidentemente, non l’amicizia di tutti quanti.

In queste ore, infatti, i proprietari del noto ristorante – posizionato in pieno centro città – lamentano su Facebook la difficoltà di sistemare il loro sudatissimo dehors, unica possibilità, in questi tempi ancora di restrizioni, di rialzare le serrande chiuse ormai da tempo.

Solo che c’è un problema, malgrado le agevolazioni sull’utilizzo del suolo pubblico in vigore pressoché ovunque: la via dove si trova il ristorante Consorzio a Torino è stretta stretta, e l’unico spazio occupabile possibile sono le strisce blu posizionate sul lato opposto della strada. Lato di pertinenza di una nota – notissima – banca della città. Che, a quanto lamenta il Consorzio su Facebook, ha risposto picche.

Niente utilizzo dei loro spazi, neanche per aiutare un ristorante simbolo della città in un momento certamente complicato come non mai.

Il Consorzio si lamenta, e siamo certi che la banca – nota anche per il suo costante appoggio alla città – sistemerà al più presto il cavillo burocratico. Perché Torino ha bisogno di posti come il Consorzio, e se è un dehors che serve, allora è giusto che la città risponda.