di Manuela 9 Gennaio 2020
cinghiale

A Torino, a causa di una partita di salame di cinghiale infetto da Trichinella, 46 persone sono state ricoverate. Tutto è accaduto in Valle di Susa: inizialmente si era parlato di 20 persone, ma alla fine il bilancio è salito a 46. Tutte le ASL della provincia di Torino sono interessate da questo allarme, soprattutto quelle dove ci sono i Comprensori Alpini di Caccia.

Flavio Boraso, direttore generale dell’Asl To 3, ha spiegato che in questi punti di controllo, considerata solamente la zona della media e alta Valle di Susa, ogni anno vengono controllati 1.200 capi abbattuti dai cacciatori. Finora in nessuno di quegli animali era mai stata ritrovata la Trichinella spiralis, agente eziologico della Trichinellosi. Ma cosa è successo, dunque?

Secondo le prime ipotesi qualcuno avrebbe lavorato male le carni di un cinghiale, producendo poi il salame che, nei giorni scorsi, è stato mangiato da queste persone. La ricostruzione è plausibile in quanto parecchie di queste 46 persone che sono finite all’ospedale di Susa erano amici o parenti. E tutti con gli stessi sintomi:

  • diarrea
  • nausea
  • vomito
  • dolore muscolare
  • febbre
  • edema palpebrale

Dopo un primo passaggio all’ospedale di Susa, poi, i pazienti sono stati obbligati al passaggio all’Amedeo di Savoia di Torino, ospedale specializzato nelle malattie infettive. Giovanni Di Perri, direttore della clinica di malattie infettive dell’Università di Torino all’Amedeo di Savoia, ha spiegato che, dopo aver visto i sintomi e l’aumento tipico degli eosinofili, si è passati alla terapia contro la Trichinella. In questo caso si è utilizzato l’albendazolo, antielminitico per via orale che uccide il verme.

Dopo la terapia, salvo complicanze, il paziente torna in piedi nel giro di qualche giorno, anche se la cura completa dura 15 giorni. Gli esperti consigliano di non mangiare assolutamente carne cruda di cinghiale della quale non si conosce la provenienza. Solo la cottura per tre minuti a più di 70 gradi è capace di debellare il parassita. Boraso ha poi sottolineato come il problema sia legato solamente alla macellazione e alla preparazione domestica di carne di cinghiale cacciata, mentre non le carni che vengono trattate nei macelli ufficiali e nei salumifici sono controllate.

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