di Luca Iaccarino 17 Marzo 2017

Colpo di scena: al Salone del Libro di Torino edizione 2017, nell’area dedicata ai volumi di cucina non ci saranno showcooking. Nessuno spignatterà. Forse, addirittura, incredibile, manco ci saranno fornelli e pentole.

Il che –-tenetevi forte-– vorrà dire (sedetevi, sul serio, la cosa è quasi intollerabile) che molto probabilmente non ci saranno gli ASSAGGINI.

No, dai, non fate così: lo so, è dura da mandare giù, ma l’informazione risulta attendibile. La vecchia area CookBook sarà soppiantata da uno spazio ideato da Slow Food che si chiamerà “GasTrOnomica”.

Gastronomica, dal poco che si sa, cambierà rotta rispetto al passato e farà una cosa molto audace, fuori dagli schemi: in una fiera del libro, presenterà dei libri.

Senza Cannavacciuolo che bolle la pasta. Senza Leemann che taglia la zucchina. Senza Giorgione che innaffia d’olio. Cioè: Cannavacciuolo, Leemann e Giorgione magari ci saranno lo stesso, ma se ne dovranno stare con le mani in mano, senza spadellare nulla, usando l’unico ingrediente di cui sono fatti i libri: le parole.

Sopravvivrà lo spazio all’estinzione dell’assaggino?

Io penso di sì. Anzi: si libererà di chi negli anni passati bivaccava nell’area in stato semivegetativo salvo riaversi allo scoccare dell’ora, al momento della scazzottata per spuntare un mezzo hamburger di seitan (freddo).

Quella che resterà sarà gente che ama non solo la cucina, ma pure i libri.

Che qualcuno adori la prima e se ne fotta dei secondi è perfettamente legittimo, ma di certo troverà più conforto in un ristorante che in un salone del libro.