di Cinzia Alfè 3 Agosto 2017

Il turismo per Torino?

Non conta poi così tanto, porta solo lavoro precario, un po’ di lustrini e paillettes ma poca sostanza.

Anzi, no, rifacciamo.

Il turismo per Torino conta eccome, anzi, è una risorsa da promuovere al meglio.

E per dargli la giusta spinta, per compensare residenti e turisti di una lunga serie di mostre ed eventi culturali cancellati dall’attuale amministrazione pentastellata, meglio puntare su un settore che tira sempre ed è sinonimo di successo assicurato: il cibo.

Ed è proprio questa nuova visione del turismo torinese che sta facendo nascere diverse iniziative relative al settore del cibo nel capoluogo sabaudo, con addirittura l’istituzione di un’apposita “Food Commission” –un nome italiano sarà stato giudicato poco consono alla riscoperta vocazione turistica torinese– le cui competenze non sono ancora del tutto chiare ma che si occuperà comunque di rilanciare Torino grazie a svariate  iniziative enogastrononiche.

Come ad esempio la vendemmia in città, che si terrà il 14 e il 15 ottobre prossimi, con itinerari di degustazione che si snoderanno lungo le vie della città, nelle residenze reali, nei musei, nelle gallerie d’arte e nei negozi del centro.

Non solo: nella due giorni di “vendemmia metropolitana” sarà inserita l’iniziativa “Portici Divini”, che porterà nei locali e ristoranti dei portici cittadini i produttori vitivinicoli della collina torinese, del canavese, del pinerolese e della Val di Susa.

E’ quindi evidente che, per l’attuale amministrazione comunale, la vocazione turistica torinese può ben fare a meno di qualche inutile mostra (Monet) o di qualche festival jazz:  quel che realmente conta è il non sacrificare allegre libagioni e liete degustazioni. Niente di sacro tranne il cibo, insomma.

[Crediti | Link: Nuovasocietà, La Stampa]