di Manuela 9 Giugno 2020
Mais blu

In Toscana, nelle provincie di Firenze e Pisa, è stato scoperto del mais blu a causa di rifiuti contenenti cromo, utilizzati come fertilizzanti. Le analisi hanno permesso di scoprire che in queste pannocchie dalla colorazione anomala vi erano livelli di cromo esavalente superiori a venti volte il valore consentito dalla legge.

Quando il cromo raggiungere tali concentrazioni ecco che il mais tende a diventare color indaco. La faccenda è emersa grazie ai controlli dei Carabinieri Forestali e della Polizia Municipale dell’Unione dei Comuni Empolese Valdelsa. Si tratta di una zona situata a metà fra le provincie di Firenze e Pisa.

Quello che è successo è che sono stati smaltiti illegalmente ben 24mila tonnellate di rifiuti speciali: in pratica venivano usati per concimare terreni agricoli con girasoli e granoturco. In tali rifiuti erano presenti sostanze tossiche e inquinante. Il frutto di tali concimazioni tossiche era finito anche in prodotti a chilometro zero, quindi venduti localmente.

Ma non solo cromo: sono stati trovati anche alti livelli di idrocarburi. Parte di queste sostanze, poi, oltre a finire nel mais, sono state ritrovate anche nelle falde acquifere.

Grazie a quella che è stata chiamata operazione Blu Mais, però, le forze dell’ordine sono riuscite a scoprire che gli indagati in questa vicenda recuperavano illecitamente grandi quantità di rifiuti speciali (derivanti da aziende conciarie e della lavorazione di sottoprodotti animali). Poi, tramite la creazione di certificati di analisi falsi, venivano utilizzati come fertilizzanti adatti alla concimazione dei terreni agricoli.

Successivamente questi “concimi” venivano venduti alle imprese agricole, le quali ottenevano dei compensi in base alla quantità di fertilizzante acquistato. Tali concimi, sempre usando documenti di trasporto e certificati falsi, venivano utilizzati nei campi.

Alla luce di tutto ciò, il gip Angelo Antonio Pezzutti ha disposto le misure cautelari per quattro indagati, attualmente ai domiciliari. Tre di essi, fra l’altro, sono gli amministratori di un consorzio di gestione dei rifiuti del distretto conciario di Santa Croce sull’Arno. Sono poi state disposte altre misure per ulteriori due indagati: uno è stato interdetto dalla professione di agronomo, l’altro da quella di esercizio dell’impresa agricola.

Inoltre è stato anche disposto un sequestro preventivo pari a più di 3 milioni di euro per il Consorzio a causa dell’illecito profitto ottenuto evitando di portare in discarica i rifiuti speciali. Sequesto poi anche di 300mila euro per gli agricoltori coinvolti in queste manovre.

A proposito di cromo: un recente studio de La Sapienza ha dimostrato che le borracce in acciaio e alluminio rilasciano metalli nell’acqua, fra cui anche il cromo.