di Nunzia Clemente 30 Aprile 2016
Carmelina Colantuono

Da quando i social network sono realtà anche in Italia la regione Molise è diventata protagonista suo malgrado di alcuni gruppi aperti dagli iscritti.

Dalle pagine su Facebook “Il Molise non esiste” (che conta oltre 24.000 like) a “Io non credo all’esistenza del Molise” (qui i mi piace sono oltre 63.000, più degli abitanti del capoluogo di regione, Campobasso) è una continua parodia delle vicissitudini della regione e delle persone che ci vivono e lavorano.

Vabbè, il Molise si dovrà anche reinventare, ma sapete dove vive l’unica cow-girl (versione femminile di cow-boy, per capirsi) italiana?

In Molise, appunto.

L’immaginario western, quello dei mandriani sperduti in qualche assolato angolo d’America, è stato sempre popolato da figure maschili. In Italia, qualcosa di simile ce lo ricorda la tradizione dei butteri, i pastori a cavallo tipici della Maremma.

E poi c’è Carmelina Colantuono, 47 anni, occhi, capelli e carnagione scuri, che continua a fare, oggi, quello che nella sua famiglia si fa da cinque generazioni.

Seguendo un’antica pratica agro-pastorale chiamata transumanza, Carmelina trasferisce una mandria di 450 bovini di razza podolica e marchigiana –il suo “capitale”– dai pascoli di montagna a quelli di pianura, dal Molise alla Puglia attraverso gli antichi tratturi, come avveniva nei secoli scorsi, anziché a bordo di tir in autostrada.

Quattro giorni e tre notti tra dormiveglia, cene e pranzi da preparare ai cavalieri durante il tragitto.

E il viaggio, 200 chilometri da percorrere a piedi, si ripete in senso contrario con l’arrivo della stagione calda.

Carmelina, di professione mastra casara (di recente è stata premiata per la manteca, un formaggio prodotto ancora oggi come nel 17esimo secolo) è di Frosolone, un paesino di 2.500 anime in provincia di Isernia.

Scarpe da trekking più che speroni, jeep alternata al classico cavallo, cellulare e GPS, contatti con le autorità forestali per gestire le emergenze. Che in un’attività sempre carica di rischi come la transumanza di certo non mancano:

non è semplice attraversare i territori di 25 comuni, tre province e due regioni. Bisogna mettersi in moto mesi prima con le domande da presentare ad Anas, Forestale, carabinieri, polizia, vigili urbani, Comuni. Basta una svista e la mandria viene fermata: un rischio che non possiamo permetterci. 

Ci si inerpica tutti, mandriana e bestie, su fino a 1300 metri d’altitudine. Si sale e si scende, grandine o pioggia che sia. Capitano mucche impantanate che si devono tirare fuori e giovani cavalieri caduti da cavallo. Negli anni, con il caldo forte e la terra asciutta, più di un vitello è morto.

Bisogna mandare via le auto con la bandierina rossa quando la mandria attraversa strade asfaltate e centri storici, suonare il clacson è inutile:

C’è la transumanza. Faccia lei: se vuole andare incontro a 250 mucche, che poi le incornano l’automobile…

Nonostante le difficoltà la transumanza con la cow girl sta conquistando sempre più turisti, interessati a un tipo di vacanza rilassante, a contatto con la natura.

L’attraversamento del fiume Biferno, che si fa all’alba, è un’emozione ogni volta unica.

[Crediti | Link: Modern Farmer, immagini: Gabriele Fanelli]