Si dice che nessuna storia memorabile sia mai nata da un semplice bicchier d’acqua. Ci vuole qualche grado in più: di solito l’ingrediente di partenza è l’alcol. Tanto alcol. È quello che è successo a una turista americana in crociera, vittima di parecchi bicchieri di troppo di tequila, ed è bene sottolineare da lei stessa ordinati. Sembra una vicenda qualsiasi alla “Una Notte da Leoni” in cui quello che succede sulla nave resta sulla nave.
Invece no. Perché a fronte di una sbronza epica, la donna ha denunciato la compagnia di crociera. L’accusa in sostanza è che nessuno ha pensato di fermarla, di dire basta alla sequela di shot di tequila sale e limone che in una sola sera si sono moltiplicati sul bancone. E nello stomaco della malcapitata naturalmente, con tutte le conseguenze di una notte poco piacevole e sicuramente indimenticabile per tutti i motivi sbagliati. Il plot twist? A due anni dal fatto, la donna ha vinto la causa.
Maratona alcolica

Siamo sulla crociera Carnival, uno di quei natanti dalle dimensioni mega galattiche che solcano mari e oceani al largo degli Stati Uniti con tutti gli annessi e connessi dell’all inclusive. La protagonista di questa storia si chiama Diana Sanders, infermiera di Vacaville, California. Nel gennaio del 2024 decide di fare una mini vacanza di tre giorni con i suoi migliori amici. Si parte da Los Angeles con destinazione, pare, divertimento e perdizione.
Sì, perché Sanders acquista un pacchetto specifico, regolarmente disponibile dalla gamma di Carnival Cruise. Si chiama Cheers! che in inglese significa salute o cin cin. Avete capito dove stiamo andando a parare. Con Cheers! l’utente ha diritto alla consumazione di 15 drink nel corso di 24 ore. Robe che mettono in difficoltà anche un veneto incallito, eppure agli organizzatori pare una buona idea. Che poi, finché si tratta di cocktail annacquati in stile americano, ancora ancora. Discorso diverso quando i drink in questione si traducono in quindici shot di distillato puro.
Proprio quello che è successo a Sanders. Anzi: proprio quello che ha deciso di ordinare Sanders. La questione della responsabilità qui è sottile, l’ago della bilancia che ha deciso di fatto il verdetto della vicenda. Se tu hai a disposizione 15 drink, nessuno ti obbliga a berli tutti, né ti può dire cosa scegliere. Avanti veloce alla fine della giornata e troviamo Sanders in condizioni pietose. Dopo aver lasciato l’ultimo bar e aver perso di vista gli amici, la donna cade dalle scale finendo lunga distesa in un’area riservata alla crew. Risultato: infortuni alla testa e stress emotivo.
Vittoria in tribunale

A fronte di un resoconto del genere uno può anche dire, vabbè se l’è cercata. Non avete fatto i conti con la facilità disarmante con cui gli americani sono in grado di denunciare il prossimo per le più trascurabili facezie, specie quando si tratta di mangiare e bere fuori. Figuriamoci poi in una situazione più “grave” come questa, in cui bene o male c’è una prognosi.
Ebbene. Nel novembre 2024 Diana Sanders fa causa alla crociera per almeno due ragioni. Da una parte perché, dopo essersi ritrovata sottosopra in un’area riservata, a suo dire ha ricevuto “informazioni contrastanti” dalla crew circa il modo in cui è arrivata fin lì. Dall’altra, e qui sta il nocciolo della questione, perché al bar hanno continuato a servirla. Nel testo della causa si legge che verso la fine della serata Sanders barcollava, biascicava, emanava un forte odore di alcol e aveva un atteggiamento ostile. Il tutto davanti a chi la riforniva di alcol senza battere ciglio.
Carnival ha ribattuto che la situazione non sembrava così fuori controllo. La turista, secondo loro, non stava dando di stomaco, barcollando o dormendo al bar, e non sembrava sull’orlo di svenire come poi effettivamente è successo. Carnival ha anche aggiunto che i suoi bartender non servono alcolici a clienti visibilmente alterati e intossicati. Dopo 15 shot di tequila però, va detto che sembra un tantino improbabile che Sanders avesse l’aplomb e la parlantina brillante di un Ted Talk.
Alla fine della storia la responsabilità degli eventi è divisa quasi a metà: 40% Sanders e 60% Carnival. Dunque Sanders vince la causa e intasca 300mila dollari con le motivazioni di “dolore emotivo, sofferenza e angoscia mentale”. Anche l’avvocato della difesa Spencer M. Aronfeld ha ammesso che è molto difficile spuntarla in situazioni del genere. “I passeggeri hanno il dovere di bere responsabilmente” dice. E aggiunge: “Ma anche le crociere devono servire responsabilmente. Continuare a prendere l’ordinazione di qualcuno visibilmente intossicato, può avere conseguenze disastrose”.


