di Valentina Dirindin 23 Gennaio 2021
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Sono in tutti ventuno i rider ammessi dal Gup come parti civili nell’udienza preliminare contro Uber Italy e i suoi manager, accusati di caporalato per aver sottopagato i fattorini, derubandoli delle mance e punendoli in caso di proteste.

Questo è quanto era a suo tempo emerso dalle indagini della Guardia di Finanza, che avevano portato a dieci indagati tra cui anche Gloria Bresciani all’epoca di manager dell’azienda di consegne a domicilio.

Una vera bomba scoppiata nel maggio scorso, quando il  Tribunale di Milano aveva disposto il commissariamento della filiale italiana di Uber, con l’ipotesi che l’azienda sfruttasse migranti e provenienti asilo approfittando del loro stato di bisogno per farli lavorare in condizioni non consone ai loro diritti sul lavoro.

La stessa Gloria Bresciani, in un’intercettazione, autodefiniva il servizio “un sistema per disperati”. Le indagini, coordinate dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf, avevano effettivamente portato a individuare una situazione di questo tipo. Ai tempi dell’indagine, oltre mille rider erano stati ascoltati dagli inquirenti sul tema, e oggi ventuno di loro sono stati ammessi come parti civili dal Gup nell’udienza che si terrà il prossimo 26 marzo.

Su richiesta dei legali delle parti civili, Uber Italy è stato citato dal Gup come responsabile civile. Contemporaneamente, il 26 gennaio prossimo presso il  Tribunale di Torino prenderà il via la causa civile intentata contro Uber e l’intermediaria Frc (anch’essa  indagata per la legge sulla responsabilità amministrativa), nella quale i rider hanno chiesto che gli  vengano riconosciute le differenze retributive tra il contratto collettivo e ciò che, invece, davvero percepivano, ossia 200-300 euro al mese.

[Fonte: Il Sole 24 Ore]