di Valentina Dirindin 31 Maggio 2020

Oltre mille rider in tutta Italia sono stati interrogati e ascoltati dalle autorità nell’ambito delle indagini sul caporalato in cui è stata coinvolta Uber Italy, filiale italiana di Uber .

I carabinieri del Comando Tutela Lavoro e di tutti i Comandi provinciali dell’Arma sul territorio nazionale hanno cercato di fare chiarezza sulla vicenda ascoltando i pareri di moltissimi fattorini addetti alle consegne a domicilio, per capire eventuali reati o scorrettezze.

L’indagine sulla vicenda è infatti tuttora in corso, sebbene il tribunale di Milano abbia disposto come misura di prevenzione il commissariamento dell’azienda del servizio di consegne a domicilio Uber Italy srl. Nel frattempo, pare siano emersi messaggi inquietanti nelle chat interne dei ciclofattorini di Uber, con minacce da parte della società per cui lavoravano. A finire nell’occhio del ciclone sono le società di intermediazione che si occupavano di reclutare e fornire i rider a Uber, come Flash Road City, società milanese che si occupa di servizi nell’ambito della logistica.

L’accusa è proprio quella di aver sfruttato il lavoro di migranti e richiedenti asilo con paghe non adeguate e metodi minacciosi da caporalato. Accusa che, nel caso venisse confermata, ricadrebbe in solido anche su Uber Italia, in quanto società appaltatrice del servizio e quindi co-responsabile.

[Fonte: Il fatto Quotidiano]