Un funghicida usato anche nei meleti in Alto Adige potrebbe causare danni al cervello

Un nuovo studio mette in discussione l'approvazione Europea del fluazinam, ponendo gravi dubbi sulla sua sicurezza che forse sono stati ignorati.

Un funghicida usato anche nei meleti in Alto Adige potrebbe causare danni al cervello

C’è un fungicida appartenente alla famiglia dei PFAS che serve a eliminare i funghi presenti nel terreno che attaccano soprattutto le colture di patate e di mele. Questo fungicida si chiama fluazinam e in questi giorni l’Europa sta decidendo se rinnovare il permesso al suo utilizzo in agricoltura per i prossimi anni.

L’Europa si era già espressa positivamente nel 2008, dopo una valutazione di sicurezza. In effetti sembrava che tutti gli studi concordassero sull’assenza di rischi, anche uno studio del 2005, commissionato dalla stessa azienda produttrice, ISK, che concludeva che non vi erano effetti significativi sullo sviluppo cerebrale della prole dei ratti sottoposti al funghicida.

Ora però esiste uno studio dell’Università di Stoccolma, pubblicato in pre print il 1 luglio, il che significa che non è ancora stato sottoposto alla peer review, cioè quel processo in cui una ricerca viene valutata in modo indipendente da altri esperti dello stesso settore prima di essere pubblicata su una rivista scientifica. In questo studio i ricercatori hanno applicato gli stessi metodi statistici del 2005, giungendo però a conclusioni diverse. Hanno infatti individuato 6 casi in cui l’esposizione al pesticida ha prodotto effetti statisticamente significativi sullo sviluppo del cervello. In particolare, il cervello di questi piccoli ratti è più piccolo del normale e pesa meno.

Il dottor Axel Mie, autore principale dello studio, ha precisato che i risultati ottenuti negli animali non possono essere trasferiti direttamente all’uomo. Tuttavia, ha aggiunto che, se una sostanza danneggia lo sviluppo cerebrale nei ratti, bisogna presumere che possa verificarsi lo stesso anche negli esseri umani.

I ricercatori di questo secondo studio hanno dichiarato al Guardian: «Riteniamo che le conclusioni del rapporto del 2005 (in particolare quelle relative al cervello della prole adulta) siano del tutto irragionevoli e non supportate dai risultati che avrebbero dovuto essere riportati.»

La dottoressa Angeliki Lysimachou, responsabile scientifica e delle politiche del Pesticide Action Network (PAN) Europe, ha sottolineato il fatto che questo studio, che non era stato considerato quando era stato dato il via libera nel 2008, è poi stato portato all’attenzione dei legislatori, che lo hanno ignorato. Il che costituirebbe una violazione della normativa europea sui pesticidi, oltre che un caso di scarsa integrità scientifica.

Il fluazinam è stato rilevato anche nei parchi giochi per bambini dell’Alto Adige, dove il pesticida viene impiegato nei frutteti circostanti per il trattamento dei meleti.

Come funziona l’approvazione UE delle sostanze chimiche in agricoltura

pesticidi

Innanzi tutto è bene notare che esiste un sostanziale conflitto di interessi, perché è l’azienda produttrice del pesticida a essere responsabile della produzione dei dati sulla sua sicurezza.

L’approvazione della sostanza viene concessa soprattutto sulla base di studi scientifici molto dettagliati forniti dalla società produttrice, che poi individua uno Stato membro incaricato di effettuare la prima valutazione scientifica. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare riesamina quindi il lavoro dello Stato relatore insieme agli altri Stati membri. Successivamente, la Commissione europea sottopone la proposta al voto degli Stati membri.

Gli Stati membri hanno però il potere di limitare o vietare nel proprio territorio un prodotto commerciale che contiene quella sostanza.

Una volta ottenuta l’approvazione, questa dura, in linea di massima, dieci anni e alla scadenza dell’approvazione questa va riesaminata sulla base dei nuovi risultati scientifici. Il fluazinam si trova proprio in questa fase, solo che i 10 anni sono scaduti nel 2018, ma il riesame, come spesso accade, sta andando per le lunghe e nel frattempo l’approvazione viene rinnovata di anno in anno.

Negli ultimi anni, però, la Commissione europea ha avviato una riflessione sulla semplificazione delle procedure di rinnovo, sostenendo che il sistema attuale è molto oneroso e comporta un enorme arretrato di pratiche. Tra le idee discusse vi è quella di prevedere che alcune sostanze non debbano più essere rinnovate, ma rimangano approvate finché non emergano nuove evidenze che ne mettano in dubbio la sicurezza. Ovviamente si tratta di un’arma a doppio taglio, che renderebbe più complicato il riesame delle sostanze potenzialmente pericolose.

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