Un giudice ha deciso che i cibi ultra processati non causano dipendenza

Secondo la sentenza, è impossibile provare il nesso tra il consumo di junk food e i problemi di salute, ma altre cause sono in arrivo.

Un giudice ha deciso che i cibi ultra processati non causano dipendenza

In un’aula di tribunale della Pennsylvania, la lunga battaglia legale intrapresa da Brian Martinez contro i colossi dell’industria alimentare ha raggiunto un punto di svolta decisivo. Martinez aveva cercato di dimostrare che il suo diabete di tipo 2 e la steatosi epatica non alcolica fossero la conseguenza diretta di anni di consumo di prodotti ultra-processati, citando marchi famosi come Kraft Heinz, PepsiCo, Coca-Cola e Nestlé, e nonostante un precedente tentativo fosse stato respinto perché considerato gravemente carente, Martinez aveva presentato un nuovo reclamo di 149 pagine, elencando minuziosamente 179 prodotti consumati durante la sua giovinezza e la frequenza del loro consumo.

La giudice Mia Roberts Perez della Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Orientale della Pennsylvania ha però respinto definitivamente l’istanza, stabilendo che una semplice correlazione tra l’aumento dei cibi ultra-processati e la crescita delle malattie infantili non equivale a un rapporto di causalità. Nelle motivazioni della sentenza, la giudice ha osservato che “il reclamo modificato solleva serie preoccupazioni sull’industria dei prodotti ultra-processati e sui suoi effetti sulla salute dei bambini. Tuttavia, la legge non consente a Martinez di ritenere responsabile un’intera industria per queste accuse”.

Una sentenza è solo l’inizio

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Il nodo centrale della questione risiede nella difficoltà legale di isolare la responsabilità specifica di ogni singolo prodotto nel causare un danno biologico. Secondo la corte, Martinez non è riuscito a dimostrare come ciascuno dei 179 prodotti elencati avesse contribuito ai suoi problemi di salute, sostenendo invece che tutti gli ingredienti ultra-processati causassero danni identici a prescindere dalla frequenza del consumo. Il giudice ha aggiunto che “un individuo che cerca di ritenere responsabili i produttori di cibo per illecito civile deve dimostrare che i prodotti consumati hanno causato il danno subito. Ciò crea una sfida unica per chi, come Martinez, consumano un gran numero di prodotti in un lungo periodo di tempo”.

Dal canto loro, le associazioni di categoria hanno accolto la notizia come una vittoria per la certezza del diritto. Linda Kelly, responsabile legale della National Association of Manufacturers, ha dichiarato in un comunicato che “le cause legali prive di fondamento e guidate da programmi ideologici non migliorano la salute pubblica o la sicurezza dei prodotti. Al contrario, creano confusione e aumentano i costi per i consumatori e minano la certezza normativa di cui i produttori hanno bisogno per fornire alimenti sicuri e nutrienti che siano accessibili ed economici per le famiglie americane”.

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Anche la Consumer Brands Association ha espresso un parere simile, difendendo il rigore degli standard attuali. Stacy Papadopoulos, dirigente del gruppo, ha affermato: “L’America ha uno dei sistemi alimentari più sicuri e altamente regolamentati al mondo, e i produttori dei marchi domestici di fiducia americani aderiscono a rigorosi standard di sicurezza basati sulla scienza e sul rischio stabiliti dalla FDA, fornendo al contempo prodotti sicuri, convenienti e pratici da cui i consumatori dipendono ogni giorno. Cause legali prive di fondamento come questa cercano solo di arricchire gli avvocati processuali, distogliendo l’attenzione e le risorse dalle soluzioni collaborative necessarie per migliorare la salute pubblica”.

Nonostante la chiusura del caso Martinez, la pressione legale sull’industria non sembra comunque destinata a svanire del tutto, con numerose altre cause depositate in diversi stati americani: molte di queste azioni legali sostengono infatti che i prodotti siano scientificamente progettati per creare dipendenza, imitando le strategie dell’industria del tabacco.

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Mike Morgan, l’avvocato che ha rappresentato Martinez, ha manifestato il suo disaccordo con la decisione della corte: “Riteniamo che il giudice Perez sia giunto a conclusioni errate nel negare la mozione di modifica del nostro caso contro i cibi ultra-processati. Le prove scientifiche che dimostrano la natura che crea dipendenza di questi prodotti sono convincenti e rimaniamo impegnati a ottenere giustizia per tutti i nostri clienti colpiti. Stiamo attualmente valutando tutte le opzioni mentre consideriamo i prossimi passi”. Mentre i singoli consumatori incontrano ostacoli significativi nel provare la causalità individuale, il settore si prepara ora ad affrontare la sfida posta dalla prima causa governativa intentata dalla città di San Francisco.

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