“Una pizza e una bibita” costano sempre di più, soprattutto a Palermo e Napoli

Secondo i dati di una recenti indagine, i prezzi per il pasto fuori più semplice non sono solo aumentati, ma hanno grandemente allargato la forbice.

“Una pizza e una bibita” costano sempre di più, soprattutto a Palermo e Napoli

Una pizza e una bibita sono da sempre stati, nell’immaginario fuori casa degli italiani, un elemento imprescindibile, quasi un servizio sociale alla stregua del caffè al bar. Un’occasione di incontro e di socializzazione senza grosso impegno, soprattutto economico, ma purtroppo in questi tempi turbolenti nessuna istituzione è sacra, e questo semplice menu, vero indicatore economico molto più di tanti elementi del paniere Istat, è stato anche lui travolto dalla tempesta.

È quanto emerge dal report che Altroconsumo ha basato sui dati raccolti dall’Osservatorio Prezzi e Tariffe del ministero delle Imprese e del Made in Italy, un’indagine condotta su trenta città italiane, in cui è evidente come l’abitudine di ordinare pizza e bibita sia diventata sensibilmente più onerosa.

Bolzano è la città più cara, ma è il Sud Italia a rincarare di più

pizza birra

I numeri raccolti nell’ultimo rapporto di Altroconsumo parlano chiaro: il costo medio nazionale per questo pasto ha ormai raggiunto i 12 euro, registrando una crescita del 4,4% nell’ultimo anno e un impressionante 26% rispetto al 2021. In questa nuova geografia economica, Bolzano si attesta come la città più cara, con una media di 15,04 euro, seguita da Palermo e Sassari che superano entrambe la soglia dei 14,50. È una tendenza che rende sempre più rari quei luoghi dove si può ancora cenare con meno di 10 euro, un traguardo che oggi sembra appartenere solo a pochi centri come Reggio Calabria e Livorno.

La situazione nel Mezzogiorno è particolarmente sorprendente e per certi versi amara. Palermo non è solo tra le città più costose del campione analizzato, ma è anche quella che ha subito il rincaro più drastico degli ultimi cinque anni, con un aumento vertiginoso del 60%. Seguendo questa scia troviamo Napoli, dove il costo è lievitato del 51% dal 2021, un dato che colpisce al cuore la tradizione di una città dove la pizza accessibile è sempre stata un punto d’onore e un vanto culturale. Tuttavia, non è solo il costo medio a colpire, ma l’estrema variabilità dei prezzi che si riscontra all’interno degli stessi confini comunali.

I prezzi del caffè si abbassano, ma la tazzina non è destinata a scendere I prezzi del caffè si abbassano, ma la tazzina non è destinata a scendere

In una città come Palermo, ad esempio, la differenza tra il locale più economico e quello più caro è diventata quasi incredibile, passando dai 9 ai 28 euro per lo stesso tipo di pasto. Questa polarizzazione si riflette con forza anche a Milano e Firenze, dove la forbice dei prezzi segnala una chiara distinzione tra la pizzeria tradizionale di quartiere e le nuove proposte gourmet che puntano su posizionamenti di fascia alta. La pizza, dunque, non è più solo un prodotto popolare ma diventa uno specchio delle differenze di qualità, di indirizzo e di ambizione dei locali presenti sul territorio.

Certo, essendo noi una testata gastronomica il dubbio ce lo poniamo. In quale pizzerie possono essersi recati per arrivare a 28 euro per una pizza una bibita? D’accordo, che le pizzerie di fascia alta sono ormai parte integrante dell’offerta, ma sfiorare i 30 euro significa o buttarsi patanegra e culatello o considerare lo Champagne una bibita, in entrambi i casi un campione non rappresentativo.

Quando McDonald’s abbassa i prezzi dobbiamo davvero preoccuparci Quando McDonald’s abbassa i prezzi dobbiamo davvero preoccuparci

Questo fenomeno di crescita non si ferma però alla pizzeria, ma coinvolge anche altri simboli della quotidianità come il panino al bar. Anche quello che un tempo era considerato un pasto frugale e veloce per la pausa pranzo sta mutando pelle, trasformandosi in un piccolo lusso con un prezzo medio che si aggira sui 4 euro. Città come Verona hanno visto il prezzo del panino quasi raddoppiare in cinque anni, con aumenti che superano l’88%.

Dietro questi cambiamenti si nascondono le difficoltà della filiera, dai rincari energetici a quelli delle materie prime, che stanno costringendo la pizzeria di quartiere a cambiare pelle, mettendo a rischio una delle poche abitudini che gli italiani avevano sempre considerato al riparo dalle tempeste del ciclo economico. In questo scenario, il rito di una pizza fuori casa richiede oggi un’attenzione sempre maggiore al bilancio delle famiglie italiane.