Un’alga geneticamente modificata depura l’acqua dalle microplastiche

Una nuova ricerca scientifica ha dato vita a una super alga che filtra le microplastiche direttamente nei corsi d'acqua e permette anche di riciclarle.

Un’alga geneticamente modificata depura l’acqua dalle microplastiche

Se in un colpo solo le microplastiche contenute in tutti i corsi d’acqua potessero essere raccolte e trasformate in bioplastica riciclata, sarebbe un bello scenario. Ora sembra che ciò possa avvenire grazie a un’alga geneticamente modificata creata dai ricercatori dell’Università del Missouri.

Lo studio, intitolato “Remediation and Upcycling of Microplastics by Algae with Wastewater Nutrient Removal and Bioproduction Potential”,  e pubblicato sulla rivista scientifica Nature Communications lo scorso dicembre, è stato realizzato da un team di ricercatori dell’Università del Missouri guidato da Susie Y. Dai.

Per raggiungere il proprio obiettivo, il gruppo di ricerca ha modificato geneticamente delle alghe affinché producano limonene, un olio naturale (lo stesso della buccia del limone e dell’arancia) che rende le alghe idrorepellenti e, poiché anche le microplastiche respingono l’acqua, le due sostanze «si attraggono come magneti», formando degli agglomerati. Questi agglomerati affondano e creano uno strato solido di biomassa che può essere raccolto, rimosso e, in futuro, riciclato.

Le alghe utilizzate dai ricercatori appartengono alla specie Synechococcus elongatus UTEX 2973, un cianobatterio fotosintetico; questo microrganismo viene attualmente coltivato in grandi bioreattori chiamati Shrek, per via del colore verde e dell’aspetto melmoso della faccenda.

Come le alghe possono depurare sia l’aria che l’acqua

alghe

La scoperta delle proprietà di queste alghe nella lotta alle microplastiche è una di quelle che avvengono come conseguenza di altri esperimenti scientifici. Il gruppo di ricerca, infatti, stava lavorando con il cosiddetto “Shrek” per trattare i gas di scarico industriali, proprio perché le alghe scelte sono capaci di assorbire grandi quantità di anidride carbonica attraverso la fotosintesi.

I ricercatori puntano ora a sfruttare la stessa tecnologia anche per la depurazione delle acque, proprio perché questa specie si è dimostrata molto efficace nel produrre grandi quantità di limonene. L’obiettivo è sviluppare un sistema integrato capace di affrontare contemporaneamente più problemi ambientali, dalla riduzione delle emissioni di CO₂ alla depurazione delle acque.

Susie Dai, direttrice della ricerca, ha dichiarato a Food & Wine US: «Attualmente, la maggior parte degli impianti di trattamento delle acque reflue riesce a rimuovere solo le particelle di plastica più grandi, mentre le microplastiche sono così piccole da attraversare i sistemi di filtraggio e finire nell’acqua potabile, inquinando l’ambiente e danneggiando gli ecosistemi».

L’aspetto più interessante è che queste nuove alghe possono crescere direttamente nelle acque reflue nutrendosi dei nutrienti in eccesso, rendendo il sistema relativamente facile da implementare. In questo modo, nei corsi d’acqua in cui crescono si formerà un deposito di alghe e microplastiche che potrebbe essere facilmente raccolto e trasformato in materiale plastico riciclato. Il che sarebbe la terza buona azione di queste super alghe, dopo averci depurato l’aria e l’acqua.