di Valentina Dirindin 11 Dicembre 2019

Nella lista di ciò che è Patrimonio Mondiale dell’Umanità per l’Unesco da oggi ci troviamo anche la transumanza. Per chi non sapesse di cosa si tratta (d’altronde, i tempi sono cambiati), la transumanza è quell’antica tradizione pastorale per cui, stagionalmente, si portavano le mandrie di bestiame in migrazione verso condizioni climatiche migliori.

Lo si faceva, per inciso, spostandosi lungo i tratturi, i sentieri erbosi che anticamente delineavano appunto i passaggi delle greggi. Una tradizione talmente radicata e fondamentale per le zone rurali e pastorali del nostro Paese che, appunto, l’Unesco ha deciso di inserire tale pratica nella Lista Rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità.

E in effetti, considerata l’importanza storica e culturale di una simile usanza, non possiamo che essere felici di questa scelta che va nella direzione di una sempre maggiore tutela. Una pratica diffusa in tutto lo Stivale:  le comunità italiane indicate nel dossier come luoghi simbolici della transumanza sono molte, dalla Campania al Trentino, anche se la candidatura è partita dal comune di Amatrice, poco dopo il drammatico terremoto che ha colpito la zona. Una conquista doppiamente simbolica e importante, dunque, che si spera sia un motore di rinascita per queste zone.

Con questo riconoscimento, inoltre, l’Italia acquisisce il primato di iscrizioni nella Lista Unesco in ambito rurale e agroalimentare, superando la Turchia e il Belgio.

[Fonte: Ansa]