di Valentina Dirindin 15 Luglio 2020
yellow belly birra

Negli Usa una birra è stata accusata di razzismo, per avere un packaging un tantino troppo somigliante alla cappa dei membri del Ku Klux Klan.

In realtà, bisogna dirlo, non è assolutamente come sembra. La birra Yellow Belly, prodotta dalla svedese Omnipollo e dal birrificio Buxton nel Regno Unito, è nata per divulgare proprio un messaggio antirazzista. “Pancia gialla”, si chiama, come una persona senza coraggio, un vigliacco, un codardo, per intenderci.

E cosa c’è più vigliacco di un razzista che si nasconde sotto un cappuccio bianco? Certo, è evidente che il tutto fosse troppo complicato da capire a prima vista, e non a caso una cliente di un bar del Connecticut si è indignata dopo che la birra in questione è stata servita a suo marito.

La donna ha postato tutto su Facebook. “Questa è la bottiglia di birra da $ 40 che è stata presentata stasera a mio marito nero e al suo amico bianco al World of Beer”, ha scritto la donna sui social. “Dopo averla studiato a casa, abbiamo scoperto che “è stata creata per denunciare il razzismo”, ma nulla di tutto ciò era stato spiagato a Damion o al suo amico”. Non un atteggiamento particolarmente saggio, in un’America che sente più che mai i problemi legati al razzismo.

Dopo la segnalazione, il bar ha deciso di ritirare dalla vendita la “Yellow Belly”, che sembra non avere pace: già nel 2018 la birra era finita nella bufera per una richiesta di diritti d’autore da parte del proprietario di un altro birrificio inglese che sosteneva di averne già registrato il marchio.