di Dissapore Dissapore 10 Maggio 2021
aiuti alimentati scatola

Ma chi l’avrebbe mai detto: gli aiuti alimentari, cioè i fondi destinati all’acquisto di prodotti commestibili, vengono usati per comprare da mangiare e, attenzione, la percentuale di popolazione ridotta alla fame diminuisce. Succede negli Usa, ma ci sentiremmo di elevare una tale lapalissiana evidenza al rango di norma valida in tutto il globo. I dati provengono dal Census, l’agenzia statistica statunitense corrispondente alla nostra Istat, e dicono che in soli due mesi, cioè da marzo ad oggi, la percentuale di adulti che soffrono la fame è scesa dal 11% all’8%: effetto degli aiuti alimentari alle famiglie povere decisi da Biden all’inizio del suo mandato.

La pandemia com’è noto ha aumentato le disuguaglianze, e per molte persone già al limite della soglia di povertà, ammalarsi o perdere il lavoro ha significato non essere letteralmente in grado di mettere insieme il pranzo con la cena. Per non parlare delle disparità razziali, con il 21% dei neri in difficoltà, il doppio rispetto alla media. La tradizionale rete di aiuti e beneficenza privata ha presto mostrato i suoi limiti, fa notare un articolo di Eater, ma il neo presidente Joe Biden appena insediato ha varato una serie di misure straordinarie in un piano da 1,9 triliardi di dollari: l’aumento dei fondi, l’allargamento dei beneficiari, lo snellimento delle procedure per ottenere gli aiuti.

E le statistiche dicono una cosa chiara: la maggior parte delle persone (oltre l’80%) hanno usato finanziamenti, fondi e sostegni per comprare cibo. Il ministro dell’Agricoltura Usa Tom Vilsack ha commentato il risultato dicendo che il governo dovrebbe a questo punto “trarre una lezione da questa tremenda crisi e cercare di capire come rendere permanenti certe misure”. Per esempio, rendendo definitivamente gratuite le mense scolastiche. Fare in modo che tutti abbiano l’essenziale per sopravvivere – in un mondo che produce abbastanza cibo per tutti e che anzi deve affrontare il problema dello spreco – sembra una cosa ovvia, conclude l’editoriale di Eater. Eppure è ancora diffusa l’opinione contraria: che persino il cibo bisogna meritarselo.