Chissà se qualcuno si sia mai avventurato su Polymarket a scommettere su quale sede del Crazy Pizza di Flavio Briatore potesse chiudere i battenti a breve termine. Magari si poteva ipotizzare quella di Napoli, con tutte le polemiche iniziali, i dissing tra pizzaioli e l’immancabile tentativo di Gino Sorbillo di ricavarne visibilità, o magari Roma, ormai città dove il livello della pizza è altissimo e la concorrenza decisamente tosta. E invece no, fatale all’imprenditore cuneese è stata invece la Liguria.
Nel porto turistico di Varazze, l’avventura della pizza acrobatica si è infatti conclusa ufficialmente dopo appena due stagioni estive: il locale, che aveva inaugurato in pompa magna nel 2024 all’interno della splendida Marina costruita dalla famiglia Vitelli, ha abbassato definitivamentele serrande per lasciare spazio a qualcosa di diverso.
Varazze non si è fatta conquistare

Nonostante i circa ottanta posti a sedere con una vista invidiabile direttamente sugli yacht ormeggiati, il progetto non è riuscito a decollare nel lungo periodo come sperato. La formula era quella ormai famosa della catena, con lo spettacolo dei pizzaioli acrobatici impegnati a far roteare l’impasto davanti ai clienti tra i tavoli. La scommessa di adattare questo format a Varazze si è rivelata però più difficile del previsto, e sebbene la cittadina ligure attiri un turismo di alto livello, i fatti hanno dimostrato che non è ancora paragonabile alle mete extra-lusso dove il brand Crazy Pizza è ormai una realtà consolidata.
Il pubblico di Varazze, sia i locali che i turisti, non si sono fatti convincere da una pizzeria dove la spesa media si aggirava sui 60 euro a persona. Se poi ci si voleva viziare con le versioni gourmet arricchite da ingredienti premium come il tartufo o il Patanegra, il conto poteva salire vertiginosamente, con singole pizze che arrivavano a costare oltre i 50 o 60 euro. Anche gli antipasti e i dessert seguivano questa linea di prezzi molto alta rispetto a una pizzeria tradizionale e, con il passare del tempo, la curiosità iniziale è scemata e le presenze sono diminuite, rendendo la gestione poco sostenibile.
A complicare ulteriormente le cose sono state le difficoltà logistiche legate al personale: trovare collaboratori qualificati in zona è stata un’impresa ardua, tanto da costringere la proprietà a far arrivare parte dello staff direttamente dal Principato di Monaco, un’ulteriore tegola su un’attività che faticava ad attecchire.
Ora però è tempo di voltare pagina e cambiare menu. Al posto delle pizze rotanti, a metà giugno aprirà i battenti il San Carlo Bistrot, cambiando totalmente registro: niente più show cooking acrobatici, ma un ritorno ai sapori della tradizione con piatti e specialità piemontesi. Vedremo se riuscirà a conquistare il mercato varazzino, che si è dimostrato particolarmente difficile.
