Venezia, Essere Animali rivela macellazione clandestina in un allevamento di galline

Una nuova indagine di Essere Animali porta alla luce alcune pratiche illegali in un allevamento di galline in provincia di Venezia.

Venezia, Essere Animali rivela macellazione clandestina in un allevamento di galline

Una nuova investigazione condotta da Essere Animali ha rivelato come in un allevamento di galline scelto a campione a Musile di Piave, in provincia di Venezia, fossero prassi operazioni come la macellazione clandestina senza stordimento, soppressioni e operazioni di carico condotte con metodi violenti e possibili frodi in commercio e falsificazioni di fatture. Il tutto è stato documentato attraverso un video pubblicato sul canale YouTube dell’organizzazione.

Le immagini in questione (che, per la vostra sensibilità, vi comunichiamo essere piuttosto cruente) sono il risultato di una lunga operazione di indagine in cui un investigatore di Essere Animali ha lavorato per quattro mesi nell’allevamento in questione, dove 60 mila galline sono allevate in tre capannoni adibiti all’allevamento in gabbia e a terra. Il video è molto eloquente, e mostra come, in diverse occasioni, il proprietario dell’allevamento abbia acconsentito alla vendita di decine di galline che venivano poi uccise brutalmente nei terreni adiacenti alla struttura. Nel filmato è evidente come gli animali, a cui viene tagliata la gola, continuino a rimanere coscienti per diversi minuti prima di morire. Questa modalità di soppressione viola chiaramente le prescrizioni imposte dal Reg. UE 1099/2009 “Protezione degli animali durante l’abbattimento”, e in più non rispetta le regole circa la macellazione che di fatto deve avvenire in strutture autorizzate e da persone che dispongano del relativo certificato di idoneità.

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Discorso analogo per la soppressione delle galline malate: la legge permette di abbatterle tramite dislocazione cervicale, ma l’operatore che se ne occupa dimostra di non essere in grado di effettuare correttamente la procedura, lasciando le galline ad agonizzare per diversi minuti. Violenza anche nelle operazioni di carico verso il macello, dove gli animali vengono scaraventate a terra con dei bastoni e poi, al momento di doverle stipare, schiacciate con le scarpe.

E il vaso di Pandora è appena stato aperto: l’investigatore ha documentato come le uova in uscita dai diversi capannoni (che come abbiamo accennato sono divisi tra quelli adibiti all’allevamento in gabbia e a terra) confluiscano verso un’unica linea di inscatolamento, rendendo di fatto impossibile distinguere le due tipologie di allevamento. Ricordiamo che le uova allevate a terra sono vendute a prezzo più caro, e pertanto potrebbe trattarsi di reato di frode nell’esercizio del commercio: un’ipotesi coadiuvata dalle parole di un operatore che afferma come la maggior parte delle uova vengano classificate come provenienti da allevamento a terra, quando nella maggior parte dei capannoni le galline sono allevate in gabbia.

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Dulcis in fundo, le immagini documentano anche un acquirente abituale di uova mentre pretende lo stralcio di una fattura e la sostituzione di una partita acquistata in precedenza, che dagli esami di laboratorio eseguiti nell’ambito delle procedure di autocontrollo dell’acquirente era risultata contenere tracce di un farmaco in concentrazioni superiori al limite consentito per legge.

“Da circa dieci anni realizziamo investigazioni, scegliendo casualmente le aziende da ispezionare e
documentando purtroppo frequenti violazioni e comportamenti crudeli nei confronti degli animali. Il fatto che siano principalmente le associazioni per i diritti animali a documentare queste illegalità conferma che il sistema di controlli negli allevamenti può e deve essere migliorato, come da tempo chiediamo al Parlamento e al Governo attraverso una petizione che invoca una riforma estesa delle leggi sulla protezione degli animali”, commenta Simone Montuschi, presidente di Essere Animali. L’investigazione ha già portato ai primi provvedimenti nei confronti dell’allevamento, a cui sono state applicate sanzioni per un importo complessivo i 51 mila euro.