di Marco Locatelli 27 Maggio 2020

L’associazione contro la Soprintendenza, oggetto della disputa? Una delle piazze più belle d’Italia: Piazza San Marco, a Venezia. Un bellissimo scorcio della Serenissima che, secondo baristi e ristoratori dell’Associazione Piazza San Marco (che ci lavorano di fronte), deve assolutamente ripartire in questa fase 2, anche a costo di dover installare degli ombrelloni per i clienti. Una proposta choc, a cui arriva un secco “no” quello della Soprintendenza dei Beni artistici e culturali, che non vuole vedersi deturpare la Piazza.

E così storici locali come Caffè Florian – nell’anno dei suoi 300 anni di storia – terrà ancora chiuso perché senza ombra, come si legge su Il Gazzettino, nella Piazza è impossibile lavorare, in quanto obbligare i clienti a sedersi sotto un sole cocente è impensabile.

” L’unica cosa che è stata fatta per noi – attacca l’amministratore delegato Marco Paolini – è stato il plateatico regalato per un anno dal Comune. Abbiamo detto che sarebbe stato provvisorio, ma nulla. Questa è l’Italia e noi a queste condizioni non riapriamo, con grosso rischio sull’occupazione”.

Il primo a sollevare la polemica, ieri, Raffaele Alajmo, CEO del Gruppo e fratello dello chef Massimiliano, che all’annuncio della riapertura di domani de Il Quadrino ha dichiarato: “Piazza San Marco è controllata dalla Soprintendenza, che vieta ombrelloni di qualsiasi genere: se li avessimo potremmo far lavorare anche di giorno tutti i nostri dipendenti e non dover ricorrere alla cassa integrazione”.

“La mia non vuole essere una polemica invadente, solo una richiesta d’aiuto e di lungimiranza da parte della Soprintendenza – aggiunge Alajmo – Vero, c’è una legge che vieta le coperture, noi abbiamo fatto delle proposte anche in passato ispirate a un quadro del Tiepolo con dei tendoni in Piazza per farla tornare all’antico, ma niente”.

Un progetto è stato consegnato in Comune, che prevede l’utilizzo di ombrelloni di 3 metri per 3 metri. Ora si attende la risposta della Soprintendenza che dovrebbe arrivare entro 15 giorni.

FONTE: IL GAZZETTINO