Almeno un italiano su due o, per essere più precisi, il 51%, ha avuto occasione di consumare un calice di vino biologico nel corso dell’ultimo anno. È quanto emerge da un’indagine redatta da Nomisma per conto di FederBio e AssoBio e presentata al Vinitaly di Verona in occasione di una conferenza su questo settore del mondo vitivinicolo.
![]()
Settore che, di fatto, gode di una continua crescita grazie anche agli apprezzamenti da parte dei consumatori, che sembrano riconoscere al vino bio valori più elevati rispetto a quello prodotto con metodi convenzionali. Lo studio sottolinea inoltre come il canale preferito per l’acquisto di questa tipologia di vino sia il supermercato (46% dei casi – mettendo tra l’altro a segno un valore complessivo delle vendite di 46,5 milioni di euro, in crescita del 3,7% su base annuale), seguito da enoteche (19%) e dagli acquisti diretti dal produttore/in cantina (15%), con i negozi alimentari specializzati in prodotti biologici (10%) che chiudono la classifica insieme agli acquisti online (8%).
A trainare le vendite sono soprattutto i vini fermi e frizzanti che costituiscono l’86% delle vendite totali con un valore di 40,1 milioni di euro (+3,7% rispetto al 2020); con il Prosecco che in particolare si distingue per essere il vino bio più venduto in assoluto con più di 5 milioni di bottiglie. Seguono poi il Nero d’Avola (2,9 milioni di euro) e Montepulciano d’Abruzzo (2,6 milioni di euro) e poi Pecorino (1,9 milioni di euro) e Chianti (1,7 milioni di euro).