di Chiara Cajelli 21 Luglio 2019
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Siamo arrivati a quel momento li, nel quale dobbiamo constatare che non solo il vino in lattina esiste, ma anche che negli States ovviamente funziona eccome. In tutta sincerità: voi lo berreste? AIS – Associazione Italiana Sommelier – si è appena pronunciato sulla cosa, e noi possiamo tirare un sospiro di sollievo.

Nel senso che può anche arrivare in Italia il vino in lattina – e non sarebbe proprio una novità, dato che da noi il vino si trova in confezioni alternative (Tetra Pack, alluminio, cartone) dagli Anni Ottanta – ma non avrebbe successo. Per molti motivi, tra i quali non è da sottovalutare quello della percezione che anche i non esperti hanno nei confronti del vino: se la grossa lattina di birra da discount funziona anche qui per feste e grigliate, il vino difficilmente sarebbe separato da un concetto di qualità e atteggiamento purista.

Ais afferma infatti: “se è vero che il vetro, in ottomila anni di storia enoica, è il contenitore comune del vino da solo un secolo, quei cent’anni rappresentano l’orizzonte comune di ogni consumatore. Iniziativa pionieristica, dunque, quella del vino in lattina, anche se, trascorsi da allora più trent’anni, l’accoppiata vino – alluminio, alla stregua di una Coca o di una lager industriale, oggi impressiona pochi, e quei pochi, spesso, sono proprio gli italiani“.

Negli Stati Uniti, il vino in lattina non solo è stato accolto molto positivamente (dai millenials soprattutto), ma rappresenta anche il “pretesto” per allontanarsi alla ligia tradizione purista. Sempre Ais riporta l’iniziativa di Union Wine Company a rilasciare una serie di pubblicità per il vino in lattina (marca Underwood, che vedete in foto), con un claim eloquente: wine doesn’t have to be this hard, ovvero il vino non dovrebbe essere così difficile.

Diciamo che secondo noi non è questione di “difficile”, come se per il vino le cose fossero complicate per scelta testarda, ma è una questione di tutela anche culturale. Se anche il vino in lattina arrivasse in Italia, si escluderebbero la maggior parte delle DOC e DOCG italiane, che per disciplinare devono stare in bottiglia per le norme UE.

Fonte: Ais
Immagine: wine news

commenti (4)

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  1. Avatar Rollins ha detto:

    ideona eh! Giacobazzi ci aveva pensato appena 40 anni fa.
    sempre sul pezzo.

    1. Avatar Chiara Cajelli ha detto:

      “non sarebbe proprio una novità, dato che da noi il vino si trova in confezioni alternative (Tetra Pack, alluminio, cartone) dagli Anni Ottanta”

    1. Avatar Chiara Cajelli ha detto:

      Infatti 🙂 Non si fanno nomi ma nell’articolo lo si dice