Vino, si complicano le vendite in Usa, Germania e Regno Unito: -11% sull’export

Primo semestre complicato per l'export di vino italiano: i mercati di Germania, Usa e Regno Unito registrano cali in doppia cifra.

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Comincia a complicarsi la vita del vino italiano all’estero – in particolare sugli scaffali di Usa, Germania e Regno Unito, che di fatto rappresentano i primi tre mercati delle etichette dello Stivale nel contesto dell’export. Si registra, nello specifico, un calo dei volumi in doppia cifra (-10,6%) nei primi sei mesi del 2022 rispetto ai dati dello scorso anno, con un controvalore complessivo di 2,26 miliardi di euro (-8,1%): è quanto emerge dal più recente rapporto redatto dall’Osservatorio Uiv-Vinitaly sulla base dei dati Nielsen, nel quale si evidenzia come la flessione in questione colpisca di fatto tutte le principali denominazioni nostrane.

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Considerando il contesto statunitense, ad esempio, apprendiamo che il Pinot grigio – che di fatto rappresenta quasi la metà delle vendite complessive di vini fermi – ha ceduto quasi il 3% in volume, con il Sauvignon Blanc neozelandese che lo supera agilmente nelle gerarchie a stelle e strisce di apprezzamento. Discorso analogo anche per Lambrusco e Chianti, tradizionalmente molto graditi (tanto che l’etichetta toscana riesce a guadagnarsi regolarmente omaggi in serie come Stranger Things), che vendono rispettivamente il 16% e l’11% in meno delle bottiglie. Anche il capitolo Prosecco presenta cali sorprendenti: nonostante infatti riesca a mantenersi su livelli stabili negli Stati Uniti, crolla nel Regno Unito (-18%) insieme a Pinot grigio (-9%), Sangiovese (-22%), Primitivo (-18%) e Montepulciano (-15%). Buona crescita in controtendenza, invece, per i rosati, che crescono tanto nelle Terre della Regina (+12%) che in Germania (+9%) – Germania che però fa registrare altri cali per Primitivo (-9%), il Pinot grigio (-18%), il Nero d”Avola (-24%) e il Chianti (-19%).

“C’è un delta rilevante tra i dati export registrati in questo avvio di anno e gli effettivi consumi riscontrati nella distribuzione organizzata nei top 3 mercati che incide in media per circa il 70% delle vendite complessive di vino importato” ha commentato a tal proposito il segretario generale di Unione italiana vini, Paolo Castelletti. “Il timore è che la contrazione dei consumi determini un rallentamento degli ordini nei prossimi mesi, ancor più quando il peso dell’inflazione si farà sentire anche sugli scaffali esteri; si spera invece che il canale della ristorazione, in netta risalita, possa attenuare il più possibile l’effetto di una congiuntura che non aiuta”.