di Cristina Erdas 4 Giugno 2013
caffè

Irrequietezza? Nervosismo? Eccitazione? Insonnia? Viso arrossato? Problemi di diuresi? Disturbi gastrointestinali? Contrazioni muscolari? Pensieri e parole che vagano in libertà? Tachicardia o aritmia cardiaca? Periodi di inesauribilità o agitazione psicomotoria?

Se vi siete ritrovati a rispondere affermativamente a più di sei domande è il caso che rivediate la vostra relazione con la caffeina. Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dell’American Psychiatric Association of Mental Disorders potreste essere affetti da “caffeine intoxication”.

Per farla semplice, state esagerando con la caffeina andando oltre la dose giornaliera di 250 mg, corrispondenti a circa due/tre tazze di caffè.

Basta diminuire le quantità e i problemi sono risolti?

Non proprio. Stando alla nuova edizione del testo, uscita nei giorni scorsi e identificata dalla sigla DSM-5, chi cerca di disintossicarsi dalla caffeina va incontro a momenti di difficoltà non distanti da chi affronta una crisi d’astinenza. La Coffeine withdrawal, così viene definita la sindrome, ha tra gli effetti negativi affaticamento, mal di testa e difficoltà di concentrazione.

I dati sono ancora insufficienti, ma Alan J. Budney, membro del gruppo di lavoro del DSM-5, non ha dubbi sulla necessità di inserire nel testo questo stato mentale alterato.

“Ci sono molte persone che vanno incontro alla sindrome quando non hanno più sufficiente caffeina, e ne risentono nel lavoro, sul sonno e su qualsiasi altra cosa devono fare”.
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