di Prisca Sacchetti 27 Luglio 2012
Bernardo Caprotti, Esselunga, figli, tribunale

Ha avuto ragione Bernardo Caprotti: le azioni di Esselunga, gigante della grande distribuzione alimentare, 7 miliardi di affari e 20mila dipendenti, sono solo sue. A due dei tre figli non spetta assolutamente nulla (la terza, Sylvia, non ha alcun contenzioso contro il padre).

Così si è concluso il primo round della contesa famigliare finita in Tribunale nel gennaio scorso. Giuseppe (uscito dall’azienda nel 2004) e Violetta contestano al “patriarca” la decisione di riprendersi il 70% delle azioni lasciandone il 30% in una fiduciaria, dopo averle intestate interamente ai figli nel 1996. Ma l’arbitrato afferma che Bernardo Caprotti è “il dominus di Esselunga e della stessa può disporre nel rispetto delle leggi che governano il Paese”.

Ora Giuseppe e Violetta impugneranno il lodo. Mentre a Milano è attesa per il 23 ottobre la prima udienza della causa promossa dai due figli.

La disputa tra padri e figli, per quanto alta possa essere la posta in palio, colpisce sempre. Specie per uno come Caprotti, che alla sua età avrebbe milioni di motivi per essere soddisfatto e in pace con il mondo.
[IlSole24Ore]