di Prisca Sacchetti 14 Giugno 2012
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Le api sono diventate urbane, e sorpresa, sui tetti dei palazzi, al riparo da pesticidi e agricoltura intensiva, fanno anche più miele.

Accade a Parigi, Londra ma anche a Torino. E il miele è buono, non lo dicono solo i fanatici dell’Urbees, come si chiama l’apicoltura urbana.

A Parigi, sul tetto dell’Opéra National, vivono 90 mila api che producono miele al sapore di menta e limone, inavasato in barattoli retrò con il bollino di produzione metropolitana. Situazione simile a Londra, dove esistono regole precise per consentire a tutti di farsi il proprio barattolo di miele, ma senza creare disturbo o disagio ai vicini. E non sono pochi ormai gli alberghi di lusso che offrono il miele del tetto per la colazione dei clienti.

In Italia solo poche città consentono di tenere un alveare sul terrazzo. A Torino sul tetto della facoltà di Agraria ci sono due arni di api e, a sorpresa, il loro miele è più abbondante di quello prodotto dalle cugine di campagna: 90 kg dall’alveare sotto la mole, 50 nelle colline del Monferrato.

Insomma, se è vero che, come spiega la scienza, quando morirà l’ultima ape all’uomo resteranno quattro anni di vita, possiamo stare tranquilli.

[Repubblica]