osteria dalla gigia, treviso,

osteria dalla gigia, treviso

Sarà anche l’impuntatura di un vecchio oste mai domo ma si deve fare. Se lo deve essere detto Sandro, uno dei due titolari della storica Osteria dalla Gigia in vicolo Barberia a Treviso, nella speranza di convincere i clienti scontrosi e maleducati a ravvedersi, anche a costo di scrivere una lettera aperta alla sbrigativa signora che pochi giorni fa lo ha molto indispettito:

“Ricorda Signora? Abbiamo avuto un incontro-scontro martedì scorso al bar. Lei stava parlando al telefono, mi ha ordinato da bere e da mangiare, il tutto con una mimica della bocca, degli occhi e di una mano (l’altra era occupata col cellulare) senza naturalmente salutare e tanto meno chiedere per piacere!”

Il cliente ha sempre ragione? Non si direbbe dal piglio dell’oste che lancia anche la giornata dell’educazione, per recuperare l’abitudine a essere rispettosi e garbati anche nei locali pubblici, pare che a Bologna ne abbiano già organizzata una. Nel frattempo continua rivolgendosi alla fantomatica signora:

“Il suo comportamento denota mancanza di rispetto per me e per gli altri clienti che attendevano di essere serviti. Vede signora, io servo tutti ma non voglio essere trattato da servo. Ogni mio cliente è il mio miglior cliente. Ma quando mi offende con un comportamento villano come il Suo, diventa rapidamente l’ultimo. Se in futuro vorrà onorarci della sua presenza, senza cellulare, la prego. In caso contrario non la servirò”.

Qualcosa da dire a tutti coloro che entrano in osteria e non salutano, ordinano e non dicono grazie? O per caso, a parti invertite, avete qualcosa da dire agli osti maleducati?

[Corriere del Veneto]

commenti (32)

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  1. A parti invertite, è una delle cose da provare assolutamente, quella di lasciare di punto in bianco il tavolo per una bottiglia di vino servita già stappata, per un cameriere che prende la vostra forchetta sporca e ve la appoggia accanto al piatto prima di toglierlo, per un titolare che pretende di fare il menù umano invece di scrivere una benedetta carta…

    1. Avatar Paolo ha detto:

      Caro Sergio, spesso se le posate non vengono cambiate al cliente è perchè il cliente non le sa usare o ha la finta pretesa che siano cambiate ad ogni singolo piatto in ristorante… Una crespella si taglia con la forchetta, che serve usare il coltello? Dopo la crespella arriva una pasta: sempre pasta si tratta e sempre la stessa forchetta si può usare. Oppure: gente che spalma il riso sul piatto col coltello, il cameriere dovrebbe cambiarlo? Sia mai.
      Poi se vi sono piatti intercalati carne e pesce allora la forchetta va cambiata. Dipende anche dal locale: un ristorante michelin le posate vanno cambiate, in agriturismo va bene anche la stessa posata per primo e seconto (come molti fanno in casa propria). Il tutto insomma rapportato al locale e a quanto si paga alla fine.

    2. Gentile sig. Paolo, apprezzo questa razionalizzazione a posteriori molto ingegnosa, ma il punto del mio discorso è un altro: nella città dalla quale provengo, sia lo stellato che la pizzeria più fetente le cambieranno sempre la forchetta, sia che lei ci abbia mangiato, sia che ci abbia fatto i ghirigori, sia che, per puro sadismo verso la lavastoviglie, lei l’abbia presa e semplicemente appoggiata sul bordo del piatto senza nemmeno sporcarla. Paese che vai usanza che trovi? Può darsi, ognuno poi giudica in base ai propri parametri di civiltà. Cordiali saluti

  2. Fermandoci a noi clienti,ed al comportamento nei locali pubblici,c’è di peggio di quella signora .E Sandro ha ragione.Il genere cafonal esiste in entrambe le direzioni.L’uso del cellulare ad alta voce al ristorante è uno dei tanti abbinamenti della maleducazione alle nuove tecnologie.Sopportarli,no.
    Sfasciargli il cellulare in testa,si.

  3. Avatar esp ha detto:

    A me questa Osteria della Gigia, a giudicare dalla foto, tanto “osteria” non pare.
    E, vista la frequentazione, sembra che un pò di casino faccia parte dell’ allure del locale. Certo, di questi tempi, qualunque scusa è buona per far parlare di sè … 😉

    1. Avatar Paolo ha detto:

      Hai ragione Esp: come hanno ampiamente spiegato, e’ una osteria DI Treviso.
      La denominazione “osteria” non e’ una categoria ontologica, o un sintetico apriori kantiano, essa e’ cosi’ definita e catalogata nella citta’ in questione. E tanto deve bastare. Nessuno, che io ricordi, entrando ad una qualunque “antica trattoria del cacciatore” di recente apertura, comincia discettare di “quanto antica”, e si lamenta se le sedie sono di design moderno e non sgangherate cadreghe del ‘700.
      Quindi il titolare, in maniera un po’ ruvida come accade nella operosa citta’ di TV, stigmatizza un comportamento esecrabile, che tale sarebbe anche se si chiamasse wine bar della gigia, happy hour della gigia, o sai-la-cippa-al-tramezzino-della-gigia.

    2. Avatar esp ha detto:

      Scusa, ma ho esaurito le piume, per cui mi scuserai se non rido

    3. Avatar Saverio S. ha detto:

      Non è l’unica cosa che hai esaurito, credimi!

    4. In sostanza che volevi dire perché non si è capita una cippa.!

    5. Avatar Ale ha detto:

      I titolari della Gigia non hanno bisogno di polemiche per far parlare di sè: sono persone di una cordialità e cortesia estrema.
      Gestiscono il locale come l’Osteria di una volta: il cliente che entra è una persona gradita, da accogliere e far sentire in famiglia.
      Ti servono con gentilezza e giovialità, senza metterti fretta e trattando anche l’ultimo arrivato come il loro preferito.
      Tengono da sempre all’educazione ed al rispetto dei presenti: le pareti sono ricoperte di massime allegre, parte di un muro è dedicato ai cellulari ed ai loro ex-proprietari. Fare l’oste od il ristoratore non significa essere trattati da “servi” ma fornire un servizio, al pari di un’altro professionista: rivolgendovi ad un orefice od ad un avvocato comunicate con educazione e rispetto per il lavoro altrui oppure ordinando con arroganza, maleducazione e passando avanti a chi attende educatamente il proprio turno?

    6. Avatar Saverio S, ha detto:

      Ma cosa stai dicendo? Se non sai di cosa stai parlando, astieniti, per cortesia!

  4. Avatar Ommio ha detto:

    La Cliente sarà pure maleducata, ma questo ristoratore non mi sembra adatto al mestiere che si è scelto (che sa fare?).
    ..non voglio essere trattato da servo… mi sembra che nasconda solo un suo complesso di inferiorità.
    I clienti vanno amati, sono come i figli, nessuno di Voi non li ama solo perchè sono maleducati.
    Aveva altri strumenti di pressione sulla cliente, tipo non avvicinarsi al tavolo finchè era al telefono

    1. Avatar Ale ha detto:

      Un figlio è amato anche se si comporta da maleducato, ma di sicuro va rieducato. A casa vostro figlio ordina e pretende d’essere servito dai genitori? O vi aspettate che chieda e ringrazi?
      Se ci si rivolge ad una persona di solito si sospende la telefonata, si una la voce e non la sola gestualità, senza un sorriso ed un grazie…
      Dovrebbe essere la normalità rivolgersi ad un esercente salutando quando si entra in un locale, chiedendo con cortesia (e magari con un per favore) la consumazione ed accoglierla con un grazie.
      Alla Gigia non esistono tavoli, c’è solo un bancone e lo spazio antistante (2×5 mt circa) con una mensola d’appoggio.
      Chi entra attende il proprio turno, si avvicina al bancone ed ordina.
      Se la cara cliente si è piazzata davanti al bancone non era possibile ignorarla se non uscendo dal locale…

    2. Avatar luca ha detto:

      Ti assicuro che dalla Gigia il loro lavoro lo sanno fare egregiamente, da millemila anni. Facci un salto se capiti a Treviso, è una bella città

    1. Ammesso che trip advisor conti, sono tutti commenti positivi tranne il primo… Mi sa che questo link che hai messo è la tua zappa sui piedi…

  5. Allora iniziamo a spiegare:
    L’osteria della Gigia anzitutto non è un’osteria classica, non ha posti a sedere ma è semplicemente un posto dove si mangia e si beve in piedi, davanti al bancone se si riesce a trovare posto oppure nel minuscolo spazio tra il bancone e la parete, alla meglio e stretti tra gli altri avventori, nella bella stagione ci si può accomodare all’esterno, lungo il vicolo … sempre niente sedie ne tavoli.
    Generazioni di giovanissimi, ragazzi, adulti e nonni hanno frequentato questo luogo inimitabile a Treviso, per uno spriz, per una “mozza con o senza” (mozzarella in carrozza con acciuga o senza), tramezzino “scoase” (letterale immondizia = misto vario), pizzetta sempre con o senza, e ad accompagnare il tutto la storica “spuma” (cedrata) … era così 30 anni fa è così ancora adesso, io ci andavo ragazzina quando si “bruciava” a scuola, poi con marito e figlia piccola, ora che è cresciuta ci va da sola con gli amici … e la storia si ripete!
    La Gigia: un posto da provare se passate per Treviso.

    1. Bellissimo ,questo tuo ricordo dell’osteria della Gigia.Sono i posti che amo scoprire.Devo dire che ho visto il link di Esp su Tripadvisor,che parla molto
      bene della Gigia,anche confermando le cose da te dette.
      Non ho capito bene la relazione tra il primo post di Esp
      ed il suo no comment del secondo.Ciao

    2. Avatar esp ha detto:

      Ma perchè credo che ogni commento sia superfluo, e che sia evidente (almeno per me lo è) che la fantomatica cliente che parla al telefonino ed ordina a gesti è una scusa per far parlare di sè. In un posto così, con quella frequentazione, ti stai davvero a formalizzare? Ti senti, diminuito nella tua dignità? Ma per piacere, via…

    3. Avatar Saverio S. ha detto:

      Esp, errare humanum, perseverare diabolicum! Abstine!!!!! Stai parlando di un luogo sacro, non bestemmiare!!!

    4. Avatar luca ha detto:

      l’osteria dalla Gigia non ha assolutamente nessun motivo per far parlare di sè, fidati, anche perchè a Treviso la conoscono TUTTI

  6. Le app “strunz”, tamarro/a, so-tutto-io, sono allocate da sempre negli esseri ignobili. La spalmatura tecnolgica non ha fatto altro che abbassare ulteriormente il livello di tali umanoidi.
    Sono ascrivibili alla tabella catastale C/6.

  7. Mi sembra solo un caso di due persone che non hanno saputo interpretare al meglio il proprio ruolo.
    Il cliente ha il dovere di ordinare, consumare e pagare rispettando in tutto l’iter il servizio che gli viene fornito. Questa è stata maleducata.
    Un ristoratore deve solo accertarsi che cibo e servizio siano al meglio delle sue possibilità. Non rispondere con lettere aperte, polemizzando.
    I clienti, al tavolo e poi alla cassa. I ristoratori, in cucina e in sala. Ogni altra cosa è di troppo.

    1. Avatar sime ha detto:

      ma da così tanto fastidio, è uno sforzo sovrumano entrare in qualsiasi posto e dire queste parole “buongiorno, un… per piacere, grazie, arrivederci”? cosa c’è di tanto complicato? questa è la base di ogni comportamento civile a qualsiasi livello!

      di osti, commercianti, impiegati e via dicendo maleducati ne è pieno il mondo, per carità, e l’arma più semplice che abbiamo è quella di non entrare più in quel posto. il rispetto deve essere reciproco. punto.
      ho abituato mio figlio sin da piccolo ad usare quella semplice formuletta, ed io stessa mi vergognerei se mi distraessi dal farlo.

      purtroppo sembra che essere cafoni sia da più furbi, da chi ce l’ha fatta, da chi ha capito come va il mondo. poveracci.