di Cristina Erdas 8 Maggio 2013
posate

I veri foodies sono avvisati, se vogliono essere in è bene che abbandonino i corsi di design per concentrarsi su Ingegneria dei Materiali.

La nuova frontiera del gastrofighettismo è la disquisizione su come i diversi materiali impiegati per la fabbricazione della posateria possano alterare la nostra percezione del gusto.

La scienza incoraggia: una ricerca della University College di Londra ha dimostrato che quanti si sono sottoposti all’esperimento, della durata di tre anni, sono stati in grado di identificare il sapore dei diversi cucchiai e stabilire come questa abbia alterato la loro visione degli alimenti.

Non vi basta per iniziare un flame?

Allora parliamo della prova sul campo eseguita da Quilon, ristorante indiano di Londra premiato dalle guide gastronomiche in particolare la Michelin.

Al selezionatissimo pubblico sono state fornite posate di sette metalli differenti con cui consumare una cena: rame, oro, argento, stagno, zinco, cromo e acciaio inossidabile. Com’è andata? Rame e zinco hanno dato un sapore forte e molto distinguibile, il prezioso argento è risultato spento e monotono e l’acciaio inossidabile s’è rivelato metallico.

Si sono stabiliti anche i primi abbinamenti: veto allo zinco con il pesce, sì al rame con il pompelmo… ma c’è ancora molto da fare.

Dopo il sommelier è dunque giunto il momento del posér?
[Il Post]