spesa sostenibile

Forse non tutti sanno che: Paola Maugeri, giornalista, già primadonna di MTV Italia, conduttrice radioTv, è ferocemente animalista, patita di temi ambientali, impegnata nella diffusione di uno stile alimentare consapevole.

Incalzata da una lettrice, la guerriera della green economy, che tiene un blog sul sito della rivista Vanity Fair, ha appena affrontato un tema spinoso.

“Paola, è bellissimo quello che dici, ma invece di ribadire il concetto che bisogna essere veg insegnaci a farlo senza spendere una follia!
 C’è una differenza di prezzi abissale e non sostenibile nello scegliere il km 0, l’eco-friendly eccetera”.

Volete leggere la risposta di Paola Maugeri? Buona fortuna. Io non l’ho retta, lunga, fuffosa, piena di riferimenti all’agricoltura biodinamica e a Rudolf Steiner, padre dell’antroposofia. Allora, pur al netto dei troppissimi punti esclamativi, meglio la risposta di un’altra lettrice:

“Faccio la spesa a chilometri zero dove mi è possibile e uso detersivi 100% naturali, non spendo assolutamente più di altri, anzi molto meno. Basta far sparire i prodotti inutili dalla nostra spesa. Basta insaccati già confezionati. Basta merendine costose e assolutamente non sane. Basta carne (costa, inquina e non fa particolarmente bene abbuffarsi di proteine animali). Basta ammorbidente, basta con quelle stupide e inquinanti cialde per il caffè. Cambiando stile di vita spendi più per i prodotti buoni ma meno rispetto alla classica spesa da supermercato”.

Sono sorpreso. Evidentemente, tra i requisiti richiesti alla gente zen-chic che legge Paola Maugeri c’è il sapere economico. Solo che i conti non tornano. La spesa sostenibile ha fatto vittime tra molte carte di credito, inclusa la mia.

Chi è pratico e ha senso dell’economia ci dica: spesa sostenibile o spesa del supermercato?

[Vanity Fair, immagine: Facebook]

commenti (32)

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  1. Vengo da un passato di botteghe cittadine, ho attraversato un traumatico trasferimento in terre da centri commerciali. Il mio equilibrio è la spesa quotidiana di ciò che veramente mi serve. Qui intorno è pieno di cascine per verdure e carni genuine, praticamente a metro zero, ma quando ti decidi a comprare ogni giorno il necessario le uscite economiche diminuiscono in modo impressionante (io ora alla settimana spendo il 60 % in meno rispetto ai primi tempi). Cucino moltissime cose vegane, perché si accompagnano alla grande alle carni…

    1. Avatar dink ha detto:

      “Cucino moltissime cose vegane, perché si accompagnano alla grande alle carni…”
      Questa me la segno per i prossimi post “vegan vs onnivori” 😀

  2. Spesa attenta al supermercato.
    Il resto è noia.(e soldi in più)(per le più grandi mode gastronomiche
    a cavallo dei due secoli.)

  3. il punto è: aver tempo da dedicarci, variare la dieta.
    La selezione e l’esperienza portano a grandi risultati.
    Per quello che posso elimino il supermercato, e non spendo di più.
    Vi faccio qualche esempio, per essere concreto, di una spesa in un noto mercato di contadini a milano: bistecche di fesa 11€/kg. La differenza con quelle del supermercato è che ne basta una, perchè non ti si dimezza al contatto con la bistecchiera. Macinato: 5,70/kg. Idem, resa migliore, sapore imparagonabile.
    Insalata, zucchine, 1/kg, sapore di nuovo imparagonabile. Bufala: 17/kg. Sapore: devo dirvelo? Riso carnaroli: 2,10 kg (quello di qualità all’eXXXlunga si trova anche a più. Erbe varie per risotto: ortica, borragine, luppolo selvatico. Poche decine di centesimi per un risotto che conquisterà il vostro lui/lei. Uova allevate a terra: 50c l’una, una spanna sopra.
    La pasta in effetti costa molto molto di più, è indubbio: ma col fatto che non la mangio tutti i giorni, ma 1-2 a sett, me ne concedo anche di quella a 5/kg. Pane, lo si trova a 6/kg (è tanto di più rispetto a quello a 3-4/kg decongelato che dopo 2 ore ci giochi a tennis?), pasta acida, forno a legna. Anche qui imparagonabile, e ti dura 4/5 gg. Anzi, quando perde un po’ di umidità di quando è appena fatto, il sapore esce in modo dirompente.
    Potrei continuare.
    L’essenza è che per le mie esigenze la spesa direttamente dai produttori non mi ha portato un ricarico di prezzo, qualche volta un risparmio, ma non c’è confronto sulla qualità. Questione di scelte: preferisco un aperitivo di meno, ma su quello che mangio tutti i giorni qualcosa lo investo. E si puù fare senza svenarsi.

    1. io , per esempio , le uova le pago tra i 30 e i 40 cent l’una prese direttamente dal produttore (il contadino non la gallina 🙂 ) .Per esperienza diretta le cose bio le paghi molto di piu’ se le comperi nel supermercato e non spendi follie se vai dai produttori:anche la frutta e la verdura (di stagione ovvio) le pago prezzi “civili”…

    2. Direttamente dal produttore che vuol dire ?
      C’e’ un mercatino in cui compri le uova (non testate, non certificate – sulla fiducia del contadino) o fai 5-10-15-25 km in macchina per acquistare XX uova ?

    3. esatto. va detto che chi fa il giro di tutti i produttori per ogni cosa, alla fine pensa che il km0 sia sano pulito e giusto ma in realtà inquina 10 volte tanto rispetto a chi va al supermercato e compra tutto lì.
      immaginati se tutti dovessero girare 5-6-7 posti diversi per fare la spesa, alla faccia dell’inquinamento e del km0.
      tutti questi comportamenti che slowfood spaccia per etici in realtà, come al solito, sono comportamenti elitari che in pochi possono permettersi e che in pochi, per fortuna, praticano.

  4. Il mio miglior amico è un commercialista (vegetariano), il mio fidanzato è un contabile (onnivoro amante del quinto quarto). Tutti e due tuttavia seguono il medesimo modello economico per fare la spesa, nonostante il contenuto del cestino cambi, e si può sintetizzare in:

    controllare i prezzi scritti in piccoli (quelli al Kg/L), controllare se le confezioni posso essere riciclate, controllare le date di scadenza, poche cose (si può tornare a fare la spesa la settimana successiva), frutta e verdura dal proprio orto (ovvero il mio XD) e niente puttanate stile dieta americana (snack in testa).

    Fin’ora ce la siamo sempre cavata bene anche se disquisiamo spesso sulle differente di centesimi tra un supermercato e l’altro o tra un mercato e l’altro per essere sicuri di avere il prezzo migliore. Siamo dei cacciatori di offerte, sicuramente.

    Tuttavia ci facciamo un sacco di cose da soli, la mia ultima sfida è comprare una macchina per il gelato, fate voi, però ci vuole anche tempo per dedicarsi a queste cose (fare il gelato, il pane, preparare i quantitativi di verdure standard da mettere nel freezer affinché si conservino e siano pronti al momento di mettersi in cucina) e non tutti lo hanno. Fortuna, o sfortuna?, io ce l’ho.

  5. Avatar Paolo ha detto:

    Ho apprezzato le testimonianze di Massimo e Cristina, perche’ mi permettono di intervenire sul tema, mentre ieri mi sono legato i ditini.
    La verita’ e’ che l’articolo mette insieme due cose imparagonabili: il smk conil suo concentrato di marketing e organizzazione degli spazi orientati alla spesa “comunque sia, purche’ si spenda”, con il km zero, mercato locale, e tutto il resto.
    E’ come chiedere “vuoi piu’ bene alla mamma o preferisci il wisky single malt?”
    Semplicemente, dovendo fare un’analisi economico/statistica della spesa, le due cose sono assolutamente inconfrontabili, perche’ offrono due panieri ben differenti. A parte il fresco, che dista eoni da qualunque cosa trovi al mercato della terra, semplicemente il paniere del supermercato e’ riempito di cose che nulla hanno a che fare con la spesa consapevole, ecologica, o come la vuoi chiamare. Prodotti pronti, piatti preparati, e quant’altro, non li comperi mica al mercato a km zero!
    Se ragioniamo sul confronto prezzo/qualita’ degli STESSI prodotti, comperati nell’uno e nell’altro posto, allora possiamo davvero ottenere una risposta al dubbio “che i prodotti a km zero” costino di piu’. Direi una risposta negativa, in linea di massima. PEr un motivo molto semplice, che tutti coloro che si occupano di economia agraria conoscono: nella filiera agroalimentare, la catena del valore (perdonatemi, ma si chiama davvero cosi’) e’ tale che il 48-52% del prezzo finale e’ DISTRIBUZIONE COMMERCIALE.
    A questo si aggiunga, come gia’ osservato, che la distribuzione necessita, per forza di cose, di prodotti selezionati, lavorati, omogenei, che per propria caratteristica non raggiungono neppure lontanamente la qualita’ e bonta’ di un prodotto “preso dal campo”. sul campo, inoltre, recuperi quel 48-52% di valore della distribuzione.
    Questo spiega curiose e furiose campagne fatte con tutti i mezzi come quella CONTRO i distributori di latte crudo. Nel piu’ onesto dei contratti, l’allevatore riceve meno di 40 cent al litro, pagati DUE TRIMESTRI dopo la campagna. Mentre il distributore del latte crudo, a sera gli fornisce tante monetine da 1 euro quanti sono i litri del latte venduto. E se vete provato a fare due creme accostate, con il latte del distributore e con quello Gr@#@#olo, la scelta viene da se…
    Davvero il cestino della spesa “conspaevole” costa di piu’? Suvvia, e’ una amenita’ per riviste che si leggono dal parrucchiere, accanto alle affermazioni di Valentina Nappi…

  6. La domanda era sulla spesa, non sul costo dei prodotti, che i prodotti sul campo costano di meno forse qualcuno di noi lo sapeva già, però hai fatto bene a ricordarcelo, magari i polifosfati del supermercato ci hanno bruciato i neuroni (o saranno state le particelle sottili delle auto che macinano chilometri per andare a prendere i prodotti sul campo?). Non tutti vivono nelle stesse condizioni, quindi non tutti possono fare tutto allo stesso modo. La spesa sul campo a me che vivo a uno sputo dalla campagna costa veramente poco, ma non so quanto possa costare a mio fratello che vive in un quartiere cittadino di 50.000 abitanti. Qualche dubbio ce l’ho.

  7. Forse il segreto sta nel comprare uno po’ al mercato e un po’ al supermercato. Mi spiego: evito di comprare frutta e verdura nella grande distribuzione perché, a parte rari casi, non sanno di niente. Dal fruttivendolo sotto casa spendo lo stesso o di meno e i prodotti sono buoni e non arrivano dall’Australia. Idem per la carne (che comunque consumo in modica quantità perché non mi piace molto). Però, quando si parla di pasta (della quale ultimamente sto sperimentando varie marche), biscotti, farina, zucchero, prodotti in scatola, i supermercati di solito hanno un buon assortimento e prezzi ragionevoli. Personalmente limito il consumo di surgelati e piatti pronti, non li demonizzo ma credo che cucinare un piatto di spaghetti o delle uova sode non porti via chissà quanto tempo.
    Quando posso, preparo torte e biscotti per evitare le merendine. Per anni ho avuta la macchina per fare il gelato – ora un pezzo si è rotto -, è facile da usare e gli ingredienti sono reperibili ovunque: la consiglio a tutti, soprattutto a chi ha dei bambini, un gelato fatto in casa è sempre un’ottima merenda.

    1. Dipende dove li mangi. Se fai “svariati” km per guastarli “in situ” sei solo un gourmet .. 🙂

    2. e se i km nn si fanno? dove sta il problema? una Ribolla bevuta sul balcone di casa mia è forse meno fragrante della stessa se bevuta a Udine? Occhio all’eccesso di zelo territoriale di taluni gourmet. sono buoni e cari, ma troppo spesso si riempiono la bocca di argomentazioni del genere da una parte,dall’altra vanno matti per il foie gras pur non essendo in Francia o caviale bianco non essendo in Iran.

  8. Avete detto cose interessanti e condivisibili.Ma non sempre ,per vari motivi ,praticabili.
    E poi fare, realizzare a casa alcune preparazioni è il massimo.
    Penso ,per esempio ,visto che è estate al gelato alla frutta ,cosa difficile da trovare usando molti le basi o prodotti congelati.
    Buona spesa consapevole,che ,in tempi di crisi,significa sempre di piú
    conciliare qualità e prezzi.
    Ciao

  9. Antonio, scusa la franchezza, ma hai fatto una polemica sciocca e inutile.
    Dubito che tu mangi tutti i giorni astice e burro danese bevendo franciacorta. Altrimenti non hai certo problemi di contare gli euro della spesa.

    Qui si sta parlando di spesa quotidiana, di ciò che consummiamo tutti i giorni.

    Ci sono prodotti (confezionati) il cui acquisto al supermercato è obbligatorio, perchè la piccola distribuzione sul prezzo non è competitiva. Ma per i freschi, l’olio, il riso (che per quel che mi riguarda sono il 95% della mia spesa alimentaare, resta fuori la pasta e poco altro) la mia esperienza personale mi dice che 1) il supermercato non è necessariamente il luogo dove spendo di meno 2) non c’è confronto sul rapporto qualità prezzo.
    E io vivo a Milano, non in campagna. A Milano tra l’altro abbiamo un patrimonio inestimabile che sono i mercati coperti, con prezzi controllati e una qualità media senza dubbio superiore al supermercato.

    E’ sacrosanto quello che diceva Paolo sulla differenza dei panieri: ma qual’è il nostro paniere alimentare lo scegliamo noi in base a diversi fattori: correttezza dell’alimentazione, varietà, gusto, possibilità, ovviamente.
    E la quantità: il petto di pollo al supermercato mi costa anche 7,5€/kg, ma la confezione più piccola basta per 2. Al mercato coperto costa circa 8, poco di più, è di qualità migliore, ne prendo perfettamente in base alle mie esigenze. E a conti fatti, variando, ho speso meno.
    Siamo sempre lì, per selezionare le varie opzioni ci vuole tempo.
    LA domanda è: quanto vogliamo investire in termini di tempo, soprattutto, per la nostra spesa, e quindi per l’alimentazione quotidiana, che è quella che fa la differenza?

    1. a dire il vero era una battuta e non una polemica. l’astice e il burro erano messi li per sfottere un po le battaglie di principio [quelle sì veramente sciocche] secondo le quali “se è km zero è meglio, è figo”. il centro dell’argomento mi pare fosse in principio “l’ecosostenibilità” e non l’analisi merceologico-economica da te brillantemente sostenuta. c’è tanto km zero di qualità in giro, che tuttavia costa il doppio dello scadente corrispettivo di grande distribuzione: è la realtà purtroppo, le piccole imprese hanno un’incidenza di costi per bene venduto maggiore rispetto a chi produce in numero così grande da permettersi di ammortizzare anche le spese del trasporto nel prezzo di vendità. lo sanno anche i bambini, sarà una banalità, ma è così. al supermercato la casalinga compra le zucchine in base al prezzo di vendita, non in base alle pippe mentali fatte sui costi aggiuntivi del carburante. e ne converrai come questo approccio sia opposto a quello decritto nell’articolo. se il km zero non fa il suo dovere [e cioè quello di alleggerire i costi] non ha senso di esistere. tutto qui. la qualità esiste ovunque, basta saperla cercare

    2. Il punto focale del post è proprio questo, come cercavamo di sottolineare, e tu l’hai espresso bene: se il km zero non fa il suo dovere di alleggerire i costi, e infatti spessissimo non lo fa…