di Marco Zanella 12 Giugno 2012
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Cacciate i mercanti dal tempio, ha tuonato ieri la Soprintendenza di Venezia alla Curia lagunare. Facciamo un passo indietro. Da mesi ormai, è possibile godere il panorama della città dal campanile di San Marco scartando una barretta al cioccolato, aprendo una lattina o sorseggiando il caffè di una macchinetta da ufficio. Incredibile?

No, perché la Curia ha fatto installare distributori automatici di bibite, snack e souvenir sia all’ultimo piano del campanile che dentro la celebre loggetta del Sansovino, meta ogni anno di migliaia di visite. Un sorso di Coca tra una foto e l’altra mentre i turisti ammirano calli e canali dall’alto.

Ma ieri la Soprintendenza ha chiesto la rimozione dei dispositivi.  Richiesta coerente con quella dello scorso marzo, quando aveva negato il permesso di collocare le apparecchiature accanto alla basilica di Santa Maria Assunta nell’isola del Torcello, altra meta prediletta dai visitatori internazionali. Sarebbe come mettere una macchinetta piena di bibite davanti a un Botticelli agli Uffizi.

Per il momento la Curia, secondo cui i guadagni servono a finanziare progetti di restauro dei monumenti religiosi veneziani, risponde picche, e la situazione resta in una specie di limbo.

Come si cura il degrado artistico di Venezia? Installando distributori e macchinette nel campanile di San Marco. Ma questo non significa piuttosto svendere la propria immagine per due soldi?

[Il Gazzettino]