recensione

Pizzeria Grand Central a Mestre, recensione: com’è nuova apertura newyorkese di Via Piave

Anche se da un po’ di tempo la città sembra essersi svegliata, una nuova apertura in quel di Mestre fa ancora notizia. In questo caso si tratta di di un’apertura annunciata da tempo, che ha avuto una certa gestazione: doveva essere per l’inizio dell’anno, poi per carnevale, e invece l’inaugurazione è stata fatta a metà […]

grand central pizza

Anche se da un po’ di tempo la città sembra essersi svegliata, una nuova apertura in quel di Mestre fa ancora notizia. In questo caso si tratta di di un’apertura annunciata da tempo, che ha avuto una certa gestazione: doveva essere per l’inizio dell’anno, poi per carnevale, e invece l’inaugurazione è stata fatta a metà marzo, per colpa – credo – della pandemia. Si tratta della pizzeria satellite di un locale semi-nuovo, il Grand Central, aperto 5 anni fa nella mitica Via Piave, alla ribalta dello storytelling giornalistico come unico hub della droga veneta, e, nei fatti, invece, arteria liberty un tempo borghese e oggi stanca superstite di quei tempi andati (e succube di un’amministrazione bradipesca e disattenta).

Perché vi racconto tutto questo? Un po’ perché sono “zone mie”( io abito lì vicino), un po’ perché la storia di Gran Central è intimamente legata alla vita di Via Piave, e la loro stessa concessione nasce dal patto stretto con l’amministrazione di animare la zona tenendo lontano i giri loschi.

grand central piano

La pizzeria sorge nei locali che un tempo furono propaggine del centro culturale cittadino, prima una biblioteca poi una sala espositiva per l’arte contemporanea, chiusa ormai da una dozzina di anni.

Il locale è fedele al nome “Grand Central”, quello che un recensore poco accorto e dalla scrittura trascurata [mica io, eh] definirebbe “stile newyorkese“, ovvero tutto quello che noi, cresciuti negli anni 90, pensiamo afferisca alla realtà di New York così come l’abbiamo vista in tivvù: mattoni faccia vista, jazz, luci al neon e banconi per i cocktail. Si aggiunge a questo stile una nota un po’ più contemporanea data da un’enorme finestra rettangolare a vista sulla cucina, e una nota locale data dal bel pavimento (originale?) in terrazzo veneziano.

Il menu

menu grand central

menu grand central

L’idea è quella di fare di questo locale “il serale” del Grand Central, che invece è un giardino d’inverno contemporaneo, che nei suoi primi anni di vita si è specializzato nelle pause caffè e in quelle pranzo, nella formula business lunch per i professionisti della zona. Per questa vocazione notturna, credo, i menu [consultabili con il mio odiato qr code] prevedono anche una carta dedicata interamente ai cocktail.

Quello delle pizze è un menu tutto sommato contenuto, e questo è decisamente un punto a suo favore: 22 pizze tra i 7 e gli 11,5 euro. La filosofia che la fa da padrona è la rivisitazione con ingredienti “pro” dei grandi classici: la bufala e pomodorini ha le fette di cuore di bue, la napoletana le alici del Cantabrico, la tonno e cipolla la cipolla brasata e così via. Ci sono poi delle pizze più fantasiose come la “Calabrese” con salsa di pomodoro giallo, mozzarella, nduja, cipolla caramellata, capperi ed edamame o la “Norway” con salmone affumicato, spinacino crudo condito, stracciatella, sesamo nero ed essenza di pompelmo. C’è infine una pizza vegana con crema di piselli, peperoni rossi e gialli, melanzane e zucchine.

Peccato per gli antipasti, tutti fritti, probabilmente per assestarsi nel solco delle pizzerie napoletane, ma la selezione li fa assomigliare piuttosto a quella di un pub, e che danno tutta l’idea di provenire da surgelati : jalapenos, crocchette di camambert, anelli di cipolla, olive ascolane ecc…

Una micro selezione per bambini e dei piatti di carne e pesce dal piglio “neworkese” completano il quadro; cito dal menu come appaiono scritti: lobster roll, crab claws, pastrami sandwich, bbq ribs, chicken fried… indubbiamente si presuppone la presenza di un pubblico anglofono, anglo-amatore o – più probabilmente – si è deciso di puntare sul turismo, che almeno nell’epoca pre-pandemia, cominciava a ringalluzzire questa zona grazie a pesanti investimenti in alberghi & Co.

Le birre purtroppo non tengono il passo, nonostante nella sala principale del locale si staglino imperiose due botti di rame per la spillatura della birra, a menu è possibile ordinare due referenze di Pilsner e la Kozel, non proprio una carta delle birre pensata, anzi una carta delle birre decisamente incoerente con il concept complessivo.

Le pizze

grand central pizza

Andiamo sull’originale e ordiniamo una Calabrese, il connubio tra nduja ed edamame mi sembra divertente e si rivela anche azzeccato, e poi ordiniamo una Maestrale con pomodorini dry rossi e gialli e frutti di cappero.

Appena arrivano le pizze saltano all’occhio due cose: degli evidenti problemi di bruciatura sul cornicione e la presenza incredibilmente massiccia della mozzarella. Se il primo fattore può essere l’errore di un pizzaiolo alla seconda settimana di apertura (dai, concediamoglielo), il secondo proprio non si spiega, soprattutto in tempi di carestia come questi e su una pizza che vorrebbe gridare al mondo di essere preparata con elementi selezionati.

In effetti all’assaggio la massiva presenza del formaggio si fa sentire, rende la pizza pesantissima e quasi impossibile da finire. Sull’impasto poi, all’assaggio si notano dei problemi diversi: l’impasto mima una pizza napoletana, con la mollica del cornicione scioglievole e una cottura del centro approssimata, ma, a differenza della napoletana non è né morbida né elastica, anzi risulta secca e un po’ difficile da masticare.
Peccato, perché l’insieme degli ingredienti, soprattutto sulla Calabrese regge davvero bene e crea in bocca un insieme di gusti che mi convincono .
Lo stesso potrebbe dirsi della Maestrale, se non che qui più che là, i pochi ingredienti sono prima annichiliti dal formaggio e poi un po’ sminuiti dal fatto che il pomodoro dry è stato fatto a pezzi troppo grossolani e mal tagliati che danno un’idea di trascuratezza.

La cucina riprende punti con il dessert, proveniente da una carta credo tutta in evoluzione, visto che non esiste un menu scritto ma solo la relazione orale della nostra cameriera. Di primo acchito si tratta di un menu semplicissimo e prevedibile: tiramisù, tortino al cioccolato e panna cotta, ma il tortino al cioccolato che ordiniamo è davvero buono. Niente cuore morbido [per fortuna!] ma un brownie formato muffin con una pallina di gelato variegata pesca e arancia che, come si dice, gli dà un tocco. Lo assaggio, ma poi mia figlia me lo ruba e non riesco a finirlo e mi dispiace parecchio.

scontrino evoluzione del gusto

Opinione

ristoranti pizzerie

45 euro per due persone in centro a Mestre è una cifra normale, forse addirittura più bassa di quel che mi aspettavo. La pizza però deve migliorare il suo impasto e non tradire quella trascuratezza che tradisce in certi ambiti. Bisogna implementare la carta delle birre e quella degli antipasti. Insomma questo cocktail del mainstream newyorkese poteva essere un disastro e non lo è stato, ma quell'allure non durerà per molto se non si passerà ad una concretezza maggiore.


PRO

  • Un concept abbastanza ben definito
  • Una buona dose di coraggio per investire in una zona dormiente

CONTRO

  • Birra e antipasti da rivedere
  • Un impasto poco masticabile

VOTO DISSAPORE: 6 / 10
VOTO MEDIO UTENTI:
Grand-Central-Cover

Grand Central

indirizzo Via Piave, 2, 30171 Venezia, VE, Italia

telefono +39 041 971090

Prezzo medio: 15 - 25 €