di Prisca Sacchetti 28 Settembre 2011

Non è tanto il numero di banalità che si porta dietro la classifica dei ristoranti, dal momento che la Brambilla si è messa a dare le stelle manco fosse la guida Michelin, è: che ci azzecca un ministro del turismo con una classifica dei ristoranti? Chi ha deciso, chi ha votato? Per i curiosi, la top ten della Brambilla è questa, più un premio speciale a Gualtiero Marchesi. Antica Osteria del Ponte di Cassinetta (famiglia Santin) di Lugagnano (Mi). Don Alfonso 1890 (famiglia Jaccarino) di Sant’Agata sui Due Golfi (Na). Dal Pescatore (famiglia Santini) di Canneto sull’Oglio (Mn). Enoteca Pinchiorri (Annie Feolde) di Firenze. Ristorante Le Calandre (famiglia Alajmo) di Sarmeola di Rubano (Pd). Cracco (Carlo Cracco) di Milano. La Francescana (Massimo Bottura) di Modena. Il Canto (Paolo Lo Priore) della Certosa di Maggiano (Si). Il Sole (Francesca e Mario Colombani) di Maleo (Lo) alla memoria del grande Franco Colombani.

E se passando di qui, un ristoratore chiedesse quali regole di comportamento seguire per poter esporre il marchio ministeriale in vetrina (capirai), la risposta, in estrema sintesi, sarebbe: io ve le dico ma è roba decotta, rischiamo voragini di disinteresse.

(1) Valorizzazione del “prodotto Italia” agli occhi dei turisti stranieri.

(2) Informazione chiara e obiettiva sui prezzi.

(3) Disponibilita’ di menu e carte dei vini almeno bilingui (italiano-inglese).

(4) Informazioni sui punti di accoglienza.

(5) Informazioni sulle tradizioni gastronomiche locali.

E siccome il confine tra essere una barzelletta e una popstar è sottilissimo, c’è una regola che piace perfino a noi:

(6) Iniziative che consentano ai clienti di esprimere criche o soddisfazione. Proposta d’uso del proprio website (letterale) o di blog specializzati, per scrivere commenti riguardo la qualità del servizio ricevuto. (Siete di un puccismo che mi viene il diabete, adesso che il ministro ha riconosciuto la pubblica utilità del vostro foodblogghettino siete subito passati dalla sua parte, eh).

Epperò, pensando a come si promuovono francesi e spagnoli, e scoprire che per festeggiare il super evento della ministra, a partire da oggi, tutti i ristoranti che aderiscono al progetto ”Alla ricerca del piatto perduto”, si impegnano a inserire nel menu il piatto tipico del loro territorio per farlo diventare “una bandiera gastronomica di quella zona”, nonsò a voi, ma a me sa di fumo e malinconia.

[Crediti | Link: Agli, Italia a Tavola, Ansa. Immagine: Ansa, video: Newsfood]