di Prisca Sacchetti 11 Dicembre 2010

Le ragioni di tanti casi di successo mi sono delittuosamente sconosciute. Tra questi: Benedetta Parodi, l’aperitivo tutto un po’ (cit.), La prova del cuoco e ogni brunch del mondo, più ovviamente: Già. Per coloro che hanno vissuto gli ultimi giorni su Marte, Già è il vino “nuovo” delle Cantine Fontanafredda, uno degli ennemila travestimenti commerciali del milionario Oscar Farinetti, possessore anche della catena di mercati per gourmet Eataly. Comunque: tranquilli. Non è obbligatorio sapere di cosa stiamo parlando, a riassumere vizi (tanti) e virtù (pochine) del lancio di Già ci pensa il vostro Dissapore, iniziando dalla pagina pubblicitaria intercettata il 3 dicembre scorso su un noto settimanale.

Viviamo nell’era di Internet e Farinetti, noto per il proverbiale fiuto pubblicitario, dovrebbe sapere che il solo marketing ad avere senso è quello della verità. Inutile raccontar palle: il vino “nuovo”, il vino “fresco”, il vino “che avete sempre desiderato”, su quella pagina bisognava scrivere quel che è:

Oltre alle paginate su quotidiani e settimanali, l’arrivo di Già è stato annunciato in televisione. Nei principali network italiani si è visto questo spot.

1) Sostituite i campi di grano con i vigneti, e gli scorci senesi con il paesaggio di Langa, non vi sembra di rivedere la messinscena del Mulino Bianco? Ora cambiate le svenevoli melodie dell’epoca con il simil-folk di Gianmaria Testa, autore delle musiche, ecco che il tasso di mulinismo dello spot esplode. Ciò detto, davanti all’efficacia degli spot Mulino Bianco ci leviamo il cappello, ma erano gli anni ’80, farsi venire delle idee nuove non è peccato, coraggio!

2) Sentendo parlare il dialetto piemontese più che al vino del nonno ho pensato all’espressione divertita che mettono su i langaroli quando scherzano sul “Regno di Alba”. Quando cioè fanno un po’ i superiori perché loro son di lì, un posto meraviglioso per carità. Però, io che di quel mondo non faccio parte mi son sentito escluso, non voglio dire discriminato.

3) Un punto di vista più tecnico. Non è che l’idea di rilanciare il “vinot”, cioè il vino piccolo che i piemontesi facevano a Natale con vinacce acqua e zucchero sia proprio un colpo di genio. Era alcol che i padroni lasciavano ai mezzadri, nient’altro che acqua sporca e calorie.

4) Delle due una: o questi pubblicitari non conoscono il vino o sono completamente astemi. Mentre nello spot si parla di vino nuovo, con due mesi di vita, le immagini indugiano sulle possenti botti di legno dove il vino invecchia. Di solito, ma non in questo caso, visto che alla botti di legno, Già non è nemmeno passato vicino.

5) Vino Dealcolizzato: espressione cui è bene far l’abitudine in questa orgia di perbenismo salutista. Già è un blend (miscela) di uve barbera, dolcetto e nebbiolo con gradazione alcolica di 14° circa che magicamente scendono a 11°. No, niente bacchette, ma iper teconologici filtri molecolari. Niente male per il vino del nonno.

6) Ci si è messa pure la confusione tra “Rosso” e “Langhe Doc”. Per legge, tutti i vini devono segnalare la denominazione in etichetta. In ordine di importanza le possibilità sono: Doc, Igt o semplice Vino da tavola. Nel sito di Fontanafredda Già viene presentato come “Rosso”, insomma: un qualunque Igt. Ma la denomizione delle bottiglie vendute al dettaglio è “Langhe DOC”. Che strano, eppure nel sito è presentato come Rosso. Anzi, era. Perché come vedete qui sotto c’è stato un rapido cambio di etichette.

7) D’accordo, l’anti-Novello è venduto nella bottiglia da litro e non da 750cl. Ma 10 euro per il vinello Fontanafredda sono tanti. Allo stesso prezzo (anche meno) di bottiglie più invitanti e comunque più tipiche se ne trovano molte.

Anche in considerazione del fatto che il lancio di Già non dev’essere costato poco, chissà se Mr. Eataly potendo, lo rifarebbe così come è stato. Noi non proprio, non so voi.