di Prisca Sacchetti 7 Novembre 2011

Massimo Bernardi non parla. Bizzarro, per uno come lui. Borbotta solo che un amico di Nicola Cavallaro gli ha preannunciando la chiusura del ristorante San Cristoforo di Milano con un’email. E che alla sua comprensibile richiesta di “ulteriori informazioni” è seguita la telefonata di… Nicola Cavallaro. Il quale, in partenza per Hong Kong, ha chiesto a Massimo di non dir niente, aggiungendo che al suo ritorno avrebbe rivelato il seguito, del tipo “un grande progetto” dopo la chiusura.

Nel frattempo, l’esigenza di silenzio del giovane cuoco veneto di stanza a Milano non è stata tenuta in grande considerazione. Per carità, giusto così, le notizie prima di tutto. Il post dal tono garrulo che non vuol dire compiaciuto è costato a Valerio Visintin, critico di Mangiare a Milano, la livorosa stroncatura di Enzo Vizzari, direttore della Guida Espresso.

“D’altronde, la chiusura di un ristorante, di questo ristorante, può divertire (rallegrare?) soltanto chi, come dimostra la sua angusta storia di cronista intra moenia, antepone lo scherno al racconto dei fatti. Con sincera disistima per lo stile, e anche per il palato”.

In un tono più sobrio altri commenti (uno, due) apparsi di lì a poco nella gastrosfera.

Ora, ci devono essere elementi che mi sfuggono, perché se la contraddizione fosse così evidente la vedrei perfino io. Sicuramente c’è una ragione per ogni storia commerciale. Sicuramente non è il destino cinico e baro a inabissare i conti di un ristorante. Ma Nicola Cavallaro è un cuoco di indubbio e trascurato talento, e anche se posso capire che questo non basti per vestire anche i panni dell’oste, mi sono illuso che essere giovani non sia per forza un limite, se sei capace.

Invece a Milano c’è spazio solo per i vari Cracco o per i posti da 25 €. Per i sorrisi impostati, per la glaciale professionalità. Maledizione.

[Crediti | Link: Mangiare a Milano, Papero Giallo, Appunti digola. Immagine: Appunti digola]