di Manuele Berti 26 Luglio 2010

Non giudico, so che è facile travisare ed essere travisati. Provo però a lanciare un messaggio perché chi consuma ha diritto di sapere su cosa mette le mani. Se la Granarolo, definita dal suo presidente Giampiero Calzolari “la più bella azienda casearia italiana”, sapeva che non tutto funzionava alla Milchwerk Jager Gmbh, società tedesca coinvolta nel recente scandalo della mozzarella blu, tanto da scriverlo su documenti appena scoperti dagli investigatori di Raffaele Guariniello — il pm di Torino che indaga sul caso — non doveva più comprare dai tedeschi il formaggio a pasta filata rivenduto in Italia come provola dolce, proprio col marchio Granarolo.

Invece, lo ha fatto ininterrottamente dal 2006 fino al 15 luglio scorso, quando era già iniziato lo scandalo delle mozzarelle blu, contaminate dal batterio pseudomonas fluorescens perché prodotte dalla Milchwerk Jager Gmbh usando ACQUA DI FOGNA. Nonostante le segnalazioni ricevute da maggio 2010 che lamentavano la presenza di muffe nel prodotto. E la giustificazione data agli investigatori: “era troppo difficile trovare un altro fornitore”, non è che sia stata molto convincente.

Ora, siccome da quando, un mese fa, si è iniziato a parlare di mozzarelle blu, l’unica consolazione cui ci siamo aggrappati è stata che dopotutto si trattava di prodotti tedeschi, spero proprio che la Granarolo dica il vero quando afferma perentoria che “se sulla confezione c’è scritto ‘solo latte fresco italiano’ significa che il latte è esclusivamente italiano” (a proposito, non si sa se il lotto di mozzarelle sotto inchiesta sia stato ancora tolto dal mercato integralmente, ad ogni modo la sigla è: Z0188H con scadenza il 26 luglio).

Piuttosto che incolpare l’azienda bolognese per le due confezioni comprate martedì scorso da un cliente dell’Auchan di Rivoli (Torino), contenente ognuna 6 bocconcini di mozzarella diventati blu una volta aperti, preferirei prendere questo monitor a scarpate. Parliamo di un vanto della produzione alimentare made in Italy, un’azienda orgogliosa della sua attività e famosa per la sicurezza dei suoi prodotti.

Riconoscere che la catastrofe della mozzarella blu non è una questione di Italia contro Germania ma la solita vicenda di furbetti del formaggino, o se preferite, di frode in commercio, sarebbe molto seccante

P.S. In tutto questo non saprei come collocare cosa accade nel caseificio Fiavé di Pinzolo (Rovereto).

[Fonti: Il Resto del Carlino, La Stampa, Il Quotidiano, L’Adige]