di Fiorenzo Sartore 11 Giugno 2009

wordsNegli ultimi giorni qui su Dissapore abbiamo notato almeno un paio di commenti tragicamente ingessati; il primo, a firma Ufficio Stampa, segue le dimissioni di Marco Bolasco dal Gambero Rosso esordendo con un ossimoro fenomenale: “rinnovamento nella tradizione e nella continuità”. Innanzitutto: ma la vogliamo finire, con ‘sto benedetto anonimato sui blog? Finirà che hanno ragione i detrattori quando dicono che è pieno di gente che non si firma, qui in giro. Chi  è Ufficio Stampa? Mah. E ancora: vi è rimasta nella tastiera quella parte di dichiarazione che di solito fa così: “Nell’accettare la decisione assunta da Marco, lo ringraziamo per i lunghi anni di preziosa collaborazione, certi che i prossimi incarichi lavorativi…” eccetera, eccetera. Come mai l’avete scordata? Lo sappiamo noi, colpa del maledetto gesso che vi blocca le articolazioni. Tranquilli, è arrivato il vostro infermiere ortopedico, ci pensa Dissapore a rimuovere l’ingombro.

E vogliamo parlare di Terenzio Medri? Dissapore è felicissimo di accogliere la puntualizzazione del Presidente nella vicenda che contrappone l’Associazione Italiana Sommelier al critico televisivo Aldo Grasso, dopo la dubbia performance televisiva del Premio Internazionale del Vino. Tuttavia: caro Terenzio, perché lei parla in terza persona? Il suo commento serve forse a fischiare un rigore al potentissimo Franco Ricci? Riafferma il suo ruolo di presidente? Nel caso, suvvia, questo è un blog: dica pure con parole sue, si liberi dell’ingessatura.

Dissapore è convinto che ci sia qualcosa di buono in tutto questo: il bicchiere è mezzo pieno. I potenti attori del mondo enogastronomico scendono nell’agone della comunicazione orizzontale, ma serve qualche aiuto, serve un bel paio di attrezzi da taglio per liberarli da quell’ingombrante gesso; siamo qua apposta, benvenuti.