E. coli | Conosciamo i germogli (non per forza) di soia responsabili del batterio killer

Non è un processo del lunedi ai ministri della salute del mondo, figurati ai germogli. Neanche alle coltivazioni bio o alla dieta vegetariana. Però la notizia è che sono stati i germogli di una cooperativa biologica di Uelzen, tra Amburgo e Hannover, mangiati crudi, a scatenare l’epidemia del batterio killer variante dell’Escheria Choli (Ehec) responsabile di 22 vittime in Europa. Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura Gert Lindemann, aggiungendo che sono sospettati 18 diversi tipi di germogli, tra cui quelli di fagiolo mungo, broccoli, piselli, ceci, ravanelli e lenticchie.

COSA SONO I GERMOGLI DI SOIA. I germogli più noti sono quelli di soia (ma la soia potrebbe non c’entrare con l’infezione di E. coli, sarebbe un errore di traduzione dei giornali italiani). Da molti considerati un vegetale sono in realtà dei giovani legumi spesso inseriti nella dieta macrobiotica.

DIETA VEGETARIANA. I cosidetti “germogli della salute” sono una componente importante nella dieta di vegetariani e vegani (non mangiano cibi di origine animale) in quanto ricchi di vitamine, proteine, minerali ed enzimi.

CUCINA ETNICA E STELLATA. Presenti in alcuni piatti di cucina etnica, specie cinese, sono di recente comparsi anche nei ristoranti stellati (Pietro Leemann del Joia, Daniele Canzian del Marchesino, Carlo Cracco del Ristorante Cracco, tutti a Milano). Venduti in buste o in scatola, mangiati da soli o come condimento delle insalate, in Italia rappresentano un consumo ridotto, soprattutto femminile, tipicamente estivo. Rara ma in espansione la coltivazione domestica.

PREZZI. Tutti i germogli, mangiati spesso crudi, sono un cibo leggero e di facile digestione, dal sapore che qualcuno paragona al burro. Rintracciabili nei negozi specializzati ma anche al supermercato hanno prezzi che oscillano tra i 4 e i 6 euro al chilo per il prodotto in scatola.

CIBO PERICOLOSO. Dal 1996, i germogli sono stati associati ad almeno 30 tossinfezioni alimentari, la più grave in Giappone, proprio nel 1996, quando sotto accusa finì un tipo di ravanello indicato come veicolo dell’epidemia di E. coli che contagiò 12.000 persone facendo 11 vittime. Le condizioni di caldo umido necessarie alla coltivazione dei germogli hanno l’effetto di moltiplicare i batteri come la Salmonella e appunto l’E. coli. In effetti, la cooperativa biologica ritenuta responsabile dell’infezione scoppiata in Germania, cresceva i suoi germogli in botti con vapore a 38° C. E’ anche possibile che sia stata l’acqua di coltivazione a essere inquinata, oppure che i semi avessero già il batterio. Nella cooperativa ora chiusa, essendo biologica, non è stato usato alcun concime che possa aver provocato la crisi.

DIFFUSIONE. La rapida diffusione dell’epidemia potrebbe essere dipesa dal fatto che la cooperativa forniva prodotti a ristoranti e mercati in almeno 5 regioni tedesche, anche se è stata esclusa l’esportazione dei germogli in altri Paesi. Nei supermercati è comunque possibile comprare germogli di produzione italiana quindi al sicuro da ogni rischio di contaminazione.

Ma temo che per i germogli sia scattata la caccia alle streghe, e nemmeno le coltivazioni bio e la dieta vegetariana stanno troppo bene.

[Crediti | Link: Corriere.it, Terminologia etc, Cibo 360, immagini: NewYork Times]

Avatar Prisca Sacchetti

6 Giugno 2011

commenti (27)

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  1. Avatar kikko ha detto:

    “Da molti considerati un vegetale sono in realtà dei giovani legumi”….ed io che ero convinto che i legumi fossero vegetali….

  2. “Venduti in buste o in scatola, mangiati da soli o come condimento delle insalate, in Italia rappresentano un consumo ridotto, soprattutto femminile, tipicamente estivo.”
    E chi vuoi che se li mangi altrimenti?

    1. noooo mi ha tolto i finti tag *ironia* e *sciovinismo maschilista* nel testo…

  3. Avatar Domenico ha detto:

    Eccoli accorrere in massa i tifosi…. Le curve si scaldano…. Tenerezza….

  4. Avatar bstucc ha detto:

    Dalla stampa estera (come sempre, quando si va sul tecnico) la soia proprio non c’entra. Li chiamano germogli di fagioli. Si tratta infatti di germogli di fagioli “mung” o “Vigna radiata”
    Ma che scarsa professionalità la stampa nostrana.

  5. Avatar ussignur ha detto:

    cvd….. i germogli non c’entrano una pippa!
    certo che i tedesci ci stanno facendo una magra figura loro malgrado; fosse successo in italia ci sarebbero i paginoni sullo Spiegel – mandolino, coli e mafia

    1. Sono contento che la soia non sia responsabile del batterio killer, così posso continuare a dire che fa schifo a prescindere.

  6. Avatar Pietro ha detto:

    Essendo un batterio nuovo, altamente tossico e che non si trova effettivamente da nessuna parte, mi viene da pensare che possa essere “fuggito” da un laboratorio militare.

    1. era sull’aereo che NON si è scontrato sul pentagono, emanato poi dalle scie chimiche

    2. Avatar Bruno Stucchi ha detto:

      Pietro, è “nuovo” solo per la stampa italiana. In realtà è più vecchio di mia nonna, se fosse ancora viva, ed è già stato protagonista di epidemia in Indonesia, ecc. ecc.

    3. Avatar Francesco ha detto:

      ecco, questa ci mancava.

    1. Avatar Pietro ha detto:

      Caro Claudio ho letto con molto interesse l’articolo a cui fai riferimento nel link e ti quoto la mia risposta alla sig.ra Anna.
      INIZIO

      Gentile signora Anna, non conosco la sua preparazione tecnica in micobiologia degli alimenti, ma da quello che leggo mi sembra sia abbastanza approssimativa.
      Nel momento in cui viene fatta non una, ma una serie di analisi su un prodotto ricercando un determinato batterio, e queste danno risultato negativo in batterio in questione non c’è sul quel determinato prodotto. Questa è una affermazione assoluta! A cosa servirebbero le analisi altrimenti? Siccome l’analisi viene fatta prelevando una aliquota di prodotto da una massa più grande, ciò che viene analizzato è solo quella parte e se il batterio è nella parte non utilizzata non viene evidenziato. I ricercatori che fanno questi controlli sanno bene come fare però per cercare di prendere l’aliquta da analizzare un pò da tutte le parti in modo da avere un campione significativo, ed analizzando 40 campioni diversi coi loro metodi e non trovando nulla la probabilità che nulla vi sia è molto, ma molto vicina al 100%. Per legge in questi casi è del 100%.
      In ogni caso, se Lei o chi per Lei vuole pensare che forse il batterio potrebbe esserci, ma non è stato rilevato dalle analisi, io penso sia un modo mentale “non pulito” per affrontare un problema.
      Cordialmente.
      FINE

    2. Avatar ussignur ha detto:

      uhm, un colpo al cerchio ed uno alla botte via….

      il fatto che non sia stato trovato attesta semplicemente che non è stato trovato nei campioni esaminati, e quindi statisticamente in tutto il lotto di prodotto di cui facevano parte, quindi le possibilità sono due:

      1 – i campioni fanno parte del lotto consumato -> nessun riscontro analitico quindi non sono la causa dell’infezione

      2 – i campioni non fanno parte del lotto consumato -> nessun riscontro analitico quindi possiamo ragionevolmente supporre che non siano stati la causa non avendo alcuna possibilità di affermare il contrario

      i controlli analitici si basano sostanzialmente sulla possibilità statisticha di rilevare la presenza di un microrganismo in un campione X rappresentativo: tanto più è grande il campione maggiore è la possibilità di “beccarlo”, non per niente lavori su campioni da g/ml nella ricerca di microrganismi banali mentre sali a 25/100/1000 ml/g nella ricerca di microrganismi patogeni e particolarmente pericolosi

    3. Avatar Francesco ha detto:

      La meldolesi ha sempre più un tono e un substrato insinuante contro il bio (vedi anche il suo post precedente) che tra un po’ trasforma me 8che sono a favore degli ogm!) in uno sfegatato pro bio. del resto ora parlano dell’organic, ma chi dice che escherichia non sia invece in un prodotto convenzionale?