di Manuele Berti 6 Settembre 2010

Ammetterete che tra “MAlitalia” e “Il segreto del mangiar bene in aereo è volare Alitalia” c’è un po’ di differenza. La prima è una valutazione (che trova conferme a vagonate nella foto) di Francesca Ciancio, editor di Dissapore, l’altra è l’opinione di Faith Willinger, una delle più famose “italian food lover” d’America (favolosamente scambiata per un “uno chef e scrittore di professione” dal Giornale), che scrive articoli su riviste patinate o “intellettualissime” come l’Atlantic. Da cosa dipende una simile differenza di vedute considerando che entrambi i voli si sono svolti in business class? La prima è una tratta breve (Atene-Napoli) mentre il secondo è un volo intercontinentale in Magnifica, la top-class di Alitalia inauguarata lo scorso dicembre.

I menù di Magnifica sono firmati da grandi chef (Nicola Portinari del ristorante La Peca di Lonigo, Vicenza, e Agata Parisella dell’Agata e Romeo di Roma) che interpretano le ricette della cucina regionale italiana e vini selezionati tra le migliori cantine d’Italia dall’Ais. Ogni due mesi vengono offerti, a rotazione, i menu e i prodotti di una singola Regione. Anche il rinnovo dei materiali rientra nel progetto: le porcellane le posate e i bicchieri sono di Ginori, le tovaglie le coperte e i cuscini sono firmati da Frette, le trousse di comfort dalla griffe milanese Culti.

Inutile dire che, dopo secoli di feroci critiche, lo sdoganamento dei piatti Alitalia da parte dell’influente critica americana ha fatto un certo scalpore. Vuoi vedere che gli italiani sono finalmente diventati sensibili al loro petrolio, l’enogastronomia, e lo promuovono come si deve?

Pie illusioni.

La classe Magnifica di Alitalia e i pasti regionali griffati dagli chef stellati sono finiti nel tritatutto della sfida tra il ministro dell’agricoltura (già governatore del Veneto), il Pdl Giancarlo Galan, e il governatore leghista del Veneto (già ministro dell’Agricoltura), Luca Zaia. Il quale, quando ancora occupava il posto del “caro nemico”, aveva stanziato per il progetto sei milioni di euro. Mentre Galan, ieri, al Corriere, ha detto che in tempi di austerity non sono permesse le sponsorizzazioni, rivelando le molte proteste ricevute “in particolare quella di una professionista che viaggia spesso da Roma a New York, scandalizzata dal fatto che con i soldi pubblici si finanzino quei menù: come possono venire buoni i bigoli in salsa, scrive lei, se vengono preparati da un catering?”

Risultato? Basta polenta coi funghi e Asiago Dop. Stop a brasato con radicchio rosso trevigiano innaffiato da un Merlot memorabile. Nemmeno di Faith Willinger ce ne importa niente. Malgrado le proteste di Romeo Caraccio del ristorante Agata e Romeo – “tutto il nostro lavoro è vanificato dal fatto che Zaia e Galan non vanno d’accordo, il che rispetta l’Italietta in cui viviamo” – e le precisazioni di Alitalia: “Cercheremo di portare avanti l’iniziativa perché vogliamo far conosere all’estero le nostre eccellenze”, Galan ha definitivamente sospeso i piatti di qualità in alta quota.

Italians do it better.

[Fonti: The Atlantic, Il Giornale, La Peca, Agata e Romeo, immagine: The Atlantic]