di Manuele Berti 14 Gennaio 2011

Da qualche anno morbi e virus ci costringono ad aggiornare il vocabolario con delle parole nuove. Nel 2001, quando comparve sulla scena dei malanni umani, divenne popolarissimo il morbo della mucca pazza. Lo avevamo da poco messo in archivio quando arrivò la Sars, ricordate? Era la sindrome acuta respiratoria severa. Cui è seguita nel 2003 l’aviaria, che sulle prime pareva dovesse decimare il genere umano diffondendosi con la velocità di uno tsunami. Poi abbiamo avuto la febbre suina ma questa è un’altra storia. Già, perché tornando all’influenza aviaria, è di queste ore la notizia della creazione di polli geneticamente modificati che non trasmettono il virus ai vicini di pollaio, i cosidetti polli Ogm.

Grazie a uno studio realizzato dagli scienziati delle Università di Cambridge ed Edimburgo, appena pubblicato sulla rivista Science, apprendiamo che, per mezzo di un gene introdotto nel loro dna — una sorta di molecola esca — i polli Ogm infettati con il virus dell’influenza aviaria, si ammalano, ma non trasmettono l’infezione agli animali non transgenici, anche se tenuti nella stessa gabbia.

Gli esemplari geneticamente modificati potrebbero essere usati in alternativa ai vaccini  che vengono somministrati ai polli durante le epidemie, ma soprattuto, potrebbero fare da barriera al diffondersi del virus che nel 2003 è costato la vita a 240 persone.

Esaltato dagli studi degli scienziati di Cambridge e Edimburgo, il ministro delle Politiche Agricole Giancarlo Galan ha detto che “solo grazie alla ricerca scientifica siamo nelle condizioni di compiere passi in avanti”. Parole che confermano la crescente insofferenza del ministro nei confronti del diktat di molte voci della scena gastronomica e ambientalista nazionale, ovvero: l’Italia non ha bisogno di Ogm.

[Crediti | Corriere.it, immagine: Repubblica]