Godi a bestia e fottitetene del resto come se non ci fosse un domani (o della Rustichella)

Sarei tra gli italiani che la Rustichella non l’hanno mai mangiata. Una minoranza. Dice Autogrill che i miei connazionali lo fanno 550 mila volte in un anno. Ignoro il sapore del panino più amato e non essendo il solito gastrosnob, eccomi in preda a un discreto rimorso. Posso fornire le prove che al junk food dell’Autogrill è attribuibile il crollo delle mie difese gastro-immunitarie. Ancora oggi piango la prematura scomparsa della torta al cioccolato dal banco dei dolci al cucchiaio.

I Tuc e le Chipster mi insufflano nell’orecchio pensieri sconci, pratico le partenze intelligenti ma di intelligente in quello che mangio durante l’esodo non c’è neanche l’ombra. E ora voglio incontrare i miei simili, gente che non ha paura a confessare scofanate di Camogli e Apollo (Apollo, che roba è?) o i raptus per grissini e nutella macinati a Cantagallo Ovest.

Qual è il gianc-fud estivo per cui avete coniato il motto “godi come una bestia e fottitetene del resto come se non ci fosse un domani”? E come vi nutrite durante gli esodi? Vi ponete domande su stupidità e intelligenza o ci date dentro alla grande anche lì?

[Fonti: Corriere, immagine: Corriere]

Prisca Sacchetti

16 agosto 2010

commenti (17)

Accedi / Registrati e lascia un commento

  1. il muffin al cioccolato: gigantesco, spugnosissimo, irresistibile.
    Ho assaggiato poca roba salata ma ricordo con lucidità soltanto un panino con cotoletta digerito dopo un paio di giorni. Burp.

  2. Ho lavorato come consulente di SME Autogrill nel periodo 1989-90, a Milano. Ho visto da loro un sistema di qualità impressionante, basato all’epoca già sui computer con una scheda di riscontro di circa 600 punti, dei quali 10 erano quelli dedicati al caffè, con analisi quali “Il calore della macchina è a 95°?”, “Il raccoglitore del caffè macinato è pieno oltre i due terzi?”, “Ci sono palline di zucchero nella zuccheriera?”, “La tazzina e il piattino sono riscaldate?” e così via. Per i panini, uno dei controlli era basato sul peso dei singoli ingredienti e su quanto rimanevano al banco. Buttavano tutto, passate le otto ore, quattro per alcuni panini. Ogni settimana c’erano due controlli compiuti da ispettori conosciuti dal gestore, e uno da un ispettore che non si palesava. Ho visto le forniture, ed erano tutte di prima scelta. Ho imparato da loro le tecniche minime di esposizione dei prodotti, e come si gestisce una Rete di 352 PdV (Punti di Vendita), tanti erano allora. Non ho mai avuto tanta sicurezza nel mangiare qualcosa come con quello che propone Autogrill. Non credo sia più come allora, forse è meglio o forse è peggio, chissà, ma lì a Via Caldera 21 vidi forse uno dei migliori sistemi di controllo sul territorio che si poteva fare. Controllo anche del venduto, infatti io ero lì per quello, per creare un sistema di individuazione della propensione al consumo in grado di prospettare punti della Rete Autostradale che avessero le stesse esigenze ma che non fossero presenziati. Fantascienza per quegli anni. Già allora sapevano dire quante Rustichelle erano vendute al giorno, venti anni fa, in tempo reale o quasi. Che questo, oggi, diventi notizia… beh, mi sorprende lo stesso, ma non per lo stesso motivo…

  3. C’è da dire che Rustichella, oltre a essere un panino più che accettabile, è un gran nome. Il marketing conta eccome (sopratutto se c’è da ricordare al volo il nome di un panino). Io in Sardegna mi sono nutrito di guttiau, che sarebbe il carasau condito, sacchettini su sacchettini. una goduria mista a senso di colpa schiacciante

  4. dico solo: pancetta, salsa rosa, formaggio ( tipologia non pervenuta), pomodoro, focaccia con origano.
    In memoria di Focaccella un panino caldo scaricato a freddo.

  5. Ho la fortuna di non percorrere autostrade. In aereo o nave mangio quello che c’è, con gli occhi chiusi. Poi, arrivato in Grecia, a pranzo “zotto” qualche fico e uva lungo la strada verso le spiagge. O pomodori e cetrioli, perchè spesso serve roba non salata e zeppa di H2o per sopravvivere una giornata senza un punto di ristoro nè ombra.
    La cena non fa testo: la cucina greca è junk nel DNA. 😎
    Gli schifoni da lacrime di coccodrillo dovrebbero scattare al momento dell’aperitivo serale! Vino resinato, salatini agliati, anacardi, pistacchi e tartine fatte con ciò che si rimedia nei rari e sforniti minimarket: vaschette di tzatziki e melitzanosalata industriali come base, poi fettine di salame ed emmenthal cellophanato, cetriolini e olive in barattolo.

    Sarà pure la vacanza…però trovo sempre tutto ottimo e menefrego. 🙂

  6. dopo anni e anni, ho smesso con autogrill, per fortuna.
    ci entro solo per il caffè e per la toilette…..al massimo l’acqua.
    per il cibo, borsa frigo piena nel baule e sopravvivo fino all’arrivo.
    ho un rigetto per i panini “già pronti”.
    questo per quanto riguarda i cibi “freschi” preparati da loro.
    và però detto che oggi si trovano alcuni prodotti regionali molto interessanti, a volte anche molto di nicchia, che non sono pensati però per essere consumati in viaggio, ma da portare a casa. per esempio adesso in tutti gli autogrill si puà acquistare la pasta della fabbrica della pasta di gragnano, e non è affatto male. quando viaggio ne faccio sempre una piccola scorta.
    lo stesso discorso vale per alcuni dolci, olio, passata di pomodoro, ecc …. i prezzi sono però più alti rispetto a una normale gastronomia (non di molto ma un pò si).

  7. per gli amanti della pasta, nei fini-grill invece si trova la collezione completa del cav.cocco

  8. io camogli forever!! l’ultima volta non l’ho trovato e mi sono data al bufalino: mozzarella di bufala, crudo, rucola, pomodoro. Non male, basta non pensare a dove vengono quelle mozzarelle e a cosa contengono! Massììì, in ferie si può far anche molto peggio 🙂

  9. Una volta di Rustichella, ufficialmente, ce n’erano due: la classica (con la pancetta affumicata mi sembra, oltre al formaggio che non ricordo qual era) e la Mediterranea.
    Oggi ci sono autogrill in cui persistono entrambe, però ci sono anche bar dove vendono un tipo solo, sia specificando qual è, sia semplicemente scrivendo “Rustichella” (al che, per capire quale sia delle due, basta sbirciare gl’ingredienti).
    Comunque, il panino più buono degli ultimi anni secondo me era il Pancito, una roba messicaneggiante col salame rosso, i peperoni e qualcos’altro.

    I panini dell’era ante-Benetton erano: Fattoria, Ghiotto, Camogli, Sultano e altri ancora. La Rustichella arrivò più avanti.
    Posso dirne una senza rischiar querela? I vecchi autogrill Pavesi-Motta-Alemagna mi piacciono di più di quelli odierni. Erano meno asettici, più accoglienti.
    All’epoca, potevano permettersi di fare spo così:
    http://www.youtube.com/watch?v=nNS9au23Tds
    Senza cadere nel ridicolo.

  10. L’Emblema dell’Autogrill resta il Camogli, anche se ho mangiato l’ultimo nel 2004 o 2005 (non ricordo di preciso) e quello è stato l’ultimo incontro del quinto tipo con la ristorazione autostradale.

    Per quanto mi riguarda, se proprio non si può tirare dritto, ben venga alzarsi un’ora prima e fare una deviazione verso una trattoria degna a poca distanza da un’uscita. Il tutto chiedendomi se un ristorante gourmet all’interno di un’area di servizio (prescindendo dal problema licenze) potrebbe avere, in Italia, successo.

«
Privacy Policy