di Prisca Sacchetti 11 Luglio 2009

brownQuanto fa 3 (giorni) per 8 (stati)? Nulla, zero: a leggere le cronache, questo G8 verrà ricordato solo per le robuste marchette incassate dalla stampa nazionale attraverso un nuovo format giornalistico: l’elenco delle aziende paganti. Tre giorni di noia e all’improvviso, la luce, apparsa sotto forma di blogger dal cognome famoso: Brown, Sarah Brown. Da lei, moglie del Primo Ministro inglese, abbiamo avuto il migliore racconto del Gastronomic Eight, con perla finale. La cronaca del pranzo offerto dall’Onu alle “Signore del G8”. Niente chef e tavole imbandite ma tutte in coda red cup alla mano come rifugiate qualsiasi. Il menù? Un mestolo di riso, in altre parole tutto ciò che l’Onu riesce a comprare con il dollaro a settimana pagato dalle Superpotenze.

Questo G8 non migliorerà la situazione con 20 miliardi di dollari stanziati per combattere fame e sete e, anzi, qualcuno già avanza dubbi: saranno mica gli stessi spiccioli promessi nel vertice di Gleneagles del 2005? Pare di sì e l’Italia è in mora con i pagamenti. Terminato il vertice e sparecchiata la tavola, resta nell’aria una domanda: con gli 870 miliardi spesi per la guerra in Iraq, quanti africani avrebbero comodamente pranzato dal pluristellato Heinz Beck?