di Prisca Sacchetti 14 Giugno 2010

Immagina caro il mio piccolo lettore, una chiazza di petrolio così grande da coprire i capelli del Governatore Luca Zaia più l’intero Veneto. Solo così e avrai la misura di quanta immondizia stia inquinando il Golfo del Messico. No il “Va Pensiero” fatto suonare al posto di “Fratelli d’Italia” non c’entra, si faceva per darvi l’idea. Tornando a noi: come si riconoscono i pesci sprofondati in quel mare di petrolio? Facile, basta annusarli prima di metterli in vendita. Stron..ta? Così sembrerebbe, ma sapere che in questo modo si scelgono tonnellate di pesce che finiscono nei mercati internazionali vi toglierà quel sorrisetto dalle labbra.

Gli Stati Uniti hanno vietato la pesca nell’area inquinata, ma i pesci viaggiano e non ne vogliono sapere di fermarsi nella marea nera. Capita così che una partita di triglie pescata mille chilometri più a nord, profumi di Fiat Duna dell’81 e sia chiaramente invendibile. Per risolvere il problema, il governo americano ha allenato un gruppo di “nasi” che riconoscono il minimo sentore di petrolio nel pesce. Alla faccia della tecnologia, ma chi è scettico farebbe bene a rassegnarsi. Il naso è un must tecnologico senza eguali, costa poco ed è pure veloce. Lo stesso esame fatto in laboratorio, per dire, costa migliaia di dollari e dura una settimana.

Squadre di sniffers allenate dal Food Protection Training Institute, coprono ormai tutta la costa atlantica, pronti a rilevare la minima traccia di petrolio in pesci e crostacei.

Curiosi di sapere come ci si allena? Semplice, si prende una ciotola di gamberetti e la si annusa, facendo ventaglio con la mano per dirigere meglio gli odori. Finito l’esame ci si pulisce le narici con una sniffatina di cocomero preparandole per il prossimo campione.

Non so quanto tutto ciò vi faccia sentire protetti da infezioni e contaminazioni, ma chi scrive ha più volte aperto entro la scadenza, buste di salmone affumicato che puzzavano di marcio. Sarò prudente per natura, ma io del naso mi fido, se è lì sopra la bocca, non credo sia per caso.

[Fonti: Huffington Post, Associated Press, immagini: Katu, AP]