di Prisca Sacchetti 7 Giugno 2011

Non volendo trasformare questo post in un osservatorio privilegiato sull’aprire bocca e darle fiato, preciso subito che una marketta può sfuggire a tutti, non è questo il punto. Del resto, sono anni che il modello di business della mangiatoia di lusso mi si è allargato a consulenze, libri (anche dall’elevato tasso di inservibilità), comparsate Tv, dilaganti show cooking and so on. Siamo persone di mondo, non tiro certo scarpe contro il monitor per una cena di gala sull’ammiraglia Costa Crociere.

Eppure, c’è qualcosa nella “cooperazione a tutto tondo” (come parli?) tra Massimo Bottura, Carlo Cracco e Costa Favolosa che mi fa scattare la carogna. Sarà il tasso di fighezza che trascende ogni età e le epoche storiche dei due chef — tra i miei preferiti ever — sarà che non ho nulla contro le navi e le abbuffate purchè le due cose non si presentino contemporaneamente (sempre mangiato male sulle navi), ma non mi arrendo all’idea che gli anolini di Bottura e l’uovo di Cracco vengano dati in pasto ai 2000 ospiti della cena di gala di Trieste, per quanto “evento di portata mostruosa” possa essere.

Può darsi che Bottura abbia ragione a dire che Costa Favolosa è “come un padiglione sull’Italia alla Biennale di Venezia, ma in movimento; come l’Ambasciatore mobile dell’Italia nel mondo da guardare con gli occhi di un bambino o anche quelli di Fellini”, ma le parole suonano false sprecate vista l’occasione, roba da cuochetti che si sopravvalutano restando invece provinciali. Cioè roba molto distante da Massimo Bottura e Carlo Cracco.

[Crediti | Link: Costa Crociere Blog, Ivg, immagini Costa Crociere]